"Cassandra" di Christa Wolf PARTE 3

Di Elena Pavan


PARTE TRE

Pacifismo e disarmo


Cassandra testimonia la guerra, come abbiamo detto, non per farne l'epopea, non per renderla l'epica immortale, ma per portare un messaggio che, con una parola trita e ritrita, forse proprio per il bisogno che da sempre ne abbiamo, possiamo definire di pace. 

Se racconta le atrocità della guerra e le dinamiche che hanno condotto a essa, è proprio per mostrare cosa c'è realmente dietro la retorica, è per svelare che sotto il lustro e fulgido manto della propaganda, per usare un termine contemporaneo, ci sono carni squartate da atti bestiali, ci sono fratelli martoriati e sorelle vendute per qualche informazione sul campo nemico, ci sono il senso dell'assurdo e dell'inutile che da lì in poi pervaderà l'esistenza:

 "la guerra produce solo aborti" afferma Cassandra. 

Cassandra testimonia affinché si pensi senza mai e poi mai dimenticarsi di che cos'è la guerra. 

Certo, quando arriva a parlare di Achille non può non definirlo "la bestia" ed è innegabile che la sacerdotessa dichiari che in passato lo avrebbe voluto morto mille volte per mano sua e non esita a decostruire sistematicamente il mito che Omero e i cantori greci hanno glorificato: "Un abisso di disprezzo e oblio tra le generazioni future e la bestia. Questo, Apollo, concedimi, se esisti. Non sarei vissuta invano." 

Si tratta, però, poco più del ricordo di questo sentimento, o, al massimo di un rancore profondo volto al singolo Achille, ma non di un odio gonfio che è ormai incapace di sentire. Persino quando prova, in tempo di guerra, il vero odio verso il rozzo guerriero, che ha cruentemente ucciso suo fratello Troilo davanti ai suoi occhi e sulla tomba del quale viene sacrificata la sorella Polissena, non giunge comunque e in nessun modo a sperare nella distruzione violenta degli Achei o nella continuazione della guerra fino alla resa incondizionata. Cerca di considerare gli Achei, lentamente, con fatica e nel corso di una dolorosa maturazione, come esseri umani, a cui si devono riferire i concetti di bene e male, anche se, come riflette Anchise, padre di Enea, loro non sembrano farlo con i Troiani. Quello che Cassandra chiede più volte a Priamo, prima di arrendersi all'evidente impossibilità di far cambiare idea ad un uomo che ormai è solo l'ombra del padre che era, è di ammettere che Elena non esiste e di fermare un conflitto che non aveva avuto alcun senso nemmeno all'inizio e che di certo non può averlo a distanza di anni, quando anche il labile casus belli è quasi stato dimenticato. 

Probabilmente l'omissione delle ragioni politico-economiche della guerra, intuibili solo avendo una minima conoscenza storica pregressa, è una scelta precisa che la Wolf fa per sottolineare il fatto che nessuna ragione può giustificare uno spargimento di sangue e che ogni conflitto armato non può che collocarsi nella dimensione dell'assurdo e dell'irragionevole.

La richiesta di Cassandra è analoga a quella che la Wolf, come molti altri nella Germania e nell'Europa della Guerra Fredda, sostiene: la richiesta del disarmo unilaterale. Si tratta della proposta di disarmo completo operata da uno dei due blocchi, atlantico o sovietico che sia, per indurre così l'altro alla stessa azione, mettendolo sotto la pressione dell'opinione pubblica internazionale che si sarebbe attesa tale gesto eclatante. 

Proposta forse utopistica, come anche la Wolf teme, ma che di certo riflette il bisogno quasi disperato di una pace vera e non di facciata, come quella neanche troppo fredda del secondo dopoguerra, forte del principio che "la pace o è disarmata o non è pace" ("Premesse a Cassandra", terza lezione). 

La guerra, durante la cosiddetta "Guerra Fredda", nonostante le considerazioni di molti storici che, a posteriori, hanno affermato che non ci fosse una reale probabilità che scoppiasse un conflitto, almeno in Occidente, era sentita come imminente. 

La Wolf stessa, nelle "Premesse" racconta di come, spesso, l'argomento di conversazione con gli amici, intellettuali e non, fossero i rapporti dell'ONU o di centri per la pace e il disarmo, che vedevano lo scoppio di una terza guerra mondiale come un fatto quasi certo ed evitabile solo se le potenze avessero smesso di armarsi e tenersi sul filo del rasoio con reciproche minacce. 

Si viveva in una costante apnea e nella tensione di scoprire che i missili puntati verso il proprio nemico erano stati azionati.

Berlino era la monade dell'Europa divisa, in cui la vita era probabilmente molto più opprimente che nel resto del continente, dato che la divisione era tangibile nel quotidiano e le sue drammatiche conseguenze lo erano altrettanto, un caso su tutti l'emigrazione massiccia da Berlino Est a Berlino Ovest, che ha portato poi ad erigere il muro presidiato da cecchini pronti ad eliminare chiunque avesse tentato il passaggio. 

Muri, censura, silenzio obbligato e spesso persino autoimposto, oppressione, soffocamento, attesa della fine e senso dell'assurdo sono le parole che usa la Wolf nel descrivere la vita dei berlinesi dell'Est, suoi concittadini, in quegli anni e sono pressoché le stesse con cui Cassandra ricorda Troia negli anni di guerra e nei tempi che la precedettero. 

Eumelo con i suoi uomini che presidiano le mura e il palazzo, chiedendo i dati personali persino dei reali, come si indicava sopra, corridoi in cui più nessuno sente appropriato il parlare, sapendo che una parola sbagliata può costare la vita; banchetti che si interrompono in un silenzio imbarazzato e terrorizzato alla minima espressione di dissenso e il senso di angosciante soffocamento al quale Cassandra riesce a sottrarsi fuggendo dalla comunità di donne allo Scamandro, pur sapendo che qualche guardia cercherà di seguirla e segnalarne i movimenti. 

Troia assediata e in guerra non è altro che la Berlino degli anni '80. 

Il silenzio che sembra quasi un ombrello, che copre Troia così come Berlino, è arrivato molto prima degli Achei e vive e fiorisce anche in assenza di un conflitto in territorio europeo. Questa considerazione fa riflettere ancor una volta la Wolf sui rischi della censura e la porta ad affermare che la censura e l'autocensura sono le principali fomentatrici di guerra. 

La parola non deve occultare la realtà o piegarla ai più meschini interessi, ma deve essere parola viva, incisiva e responsabilmente sovversiva, ed essere il prodotto di una mente individuale che ha saputo pensare in maniera indipendente dalle imposizioni, restrizioni e convenzioni castranti: "Scrivere è un tentativo contro il freddo." ("Premesse a Cassandra", terza lezione).

La Wolf, inoltre, nel riflettere sulla guerra, afferma,sempre nelle "Premesse", provocatoriamente ma con cognizione di causa: " Mi meraviglia tuttavia che nemmeno il comprendere che problemi di importanza vitale sono insolubili, spinga queste persone a riflettere sulla relazione, per esempio, tra la corsa sfrenata agli armamenti da una parte, e le strutture patriarcali del pensiero e del governo".

Un sistema di pensiero e di governo basati su una delle più antiche forme di oppressione, quella delle donne da parte dei "padri", non può che produrre ulteriori sopraffazioni e una cultura della minaccia e dell'aggressione.


"Cassandra" come letteratura di genere


La società dei padri, infatti, è nata proprio in conseguenza ad un processo di oggettificazione delle donne, 

riflette la Wolf: le donne, da individui totali, sono state ridotte a fonti di energia inanimate da sfruttare. Tutta la loro energia vitale, creativa e produttrice, è stata forzatamente canalizzata a servizio degli uomini, per permettere a questi di non doversi preoccupare di nulla se non di pensare.

Per di più, sottolinea l'autrice, sono diventate oggetti di uomini che, in quanto sottoposti, come ogni essere umano, a forze maggiori e incontrollabili, sono essi stessi oggetti. 

In quanto oggetti di oggetti, le donne non hanno potuto fare altro che produrre, nella maggior parte dei casi, una cultura di second'ordine, considerata tale anche quando evidentemente non lo era. 

"Ridurre-a-oggetto" è, con la censura, una delle prime cause di violenza: su un oggetto si può infierire, un oggetto si può manipolare e persino rompere senza rimorso. Un oggetto sta zitto e non pensa e le donne, oggettificate, sono state zittite e ridotte al non-pensiero, a discapito dello sviluppo del pensiero umano complessivo: " Ti pare fuorviante ritenere che oggi il "pensare" avrebbe una vita diversa se le donne da più di duemila anni avessero contribuito a pensarlo?" ("Premesse a Cassandra", quarta lezione). 

In un sistema patriarcale, la libertà è negata anche agli stessi uomini: è vera libertà quella che si basa sull'oppressione dell'altro, o, meglio, dell'altra? È vera libertà quella di chi si deve sottomettere ad un modello dogmatico ed univoco di virilità? La società dei padri è il sistema di produzione di eroi, come anche Cassandra critica, di produzione di maschi fisicamente forti, pronti a lavare l'onore con il sangue e che possono scegliere esclusivamente tra uccidere o morire. 

"Divenne, credo, sempre più oneroso essere uomo."("Premesse a Cassandra", quarta lezione). 

Si intravede, però, proprio la possibilità di un diverso modo di essere uomo, incarnato da uno dei personaggi più complessi e affascinanti del monologo: Enea. L'eroe eternato per la fondazione di Alba Longa dal poema virgiliano, è presentato dalla Wolf come l'anima gemella di Cassandra, tanto critico verso la società troiana quanto lo è lei ma, a lungo andare, incapace di sottrarsi alle sue esigenti aspettative.

Enea è l'anima di Troia ma non è un eroe e non vuole far l'eroe. Forse è per questo che decide di affrontare la guerra da fuori le mura, aiutando gli assediati ed attaccati del regno, tornando solo ogni tanto.

Questo suo "essere assenza" segnala l'incapacità e l'impossibilita di questo individuo singolo sessuato al maschile di esprimere la propria differenza in un contesto che castra questa specificità, a favore di un soffocante concetto di mascolinità. 

Il suo modo di essere uomo fatica a trovare le parole e un'espressione fisica, in particolare nei suoi primi incontri con Cassandra, nei quali tutti, a palazzo, si aspettano che la coppia consumi il proprio amore, mentre i due riescono a malapena ad esprimere i propri sentimenti con mezze parole e gesti fugaci. 

Enea è infine risucchiato dai padri e la forza degli eventi lo porta a perpetrare la catena di violenza e distruzione che il patriarcato impone, fondando un'altra città in una terra promessa. 

Enea, allora, sarà costretto a diventare un eroe. 

Anche suo padre, Anchise, è un altro modello maschile positivo: è il padre sereno, affettuoso e capace di vivere con le donne in una relazione di reciproco rispetto, ammirazione e allegria. "Tutto diventava più facile con Anchise" ripete spesso Cassandra, perché Anchise rispetta gli individui nelle loro differenze, li accoglie e li spinge a non farsi fagocitare dalla violenza e del dolore. L'unico modo che egli ha per poter rimanere tale, però, è il vivere fuori dalla città, con le donne dello Scamandro, al di fuori della società dei padri.

Le donne allo Scamandro sono una comunità di sole donne, oltre ad Anchise, appunto, che ha deciso, dopo alcune esperienze periodiche prima della guerra, di separarsi dalla città e di vivere presso alcune grotte vicino al fiume Scamandro, libere dalle costrizioni opprimenti del patriarcato, autosostentandosi e coltivando una cultura di pace. 

Un'aggiunta al mito che la Wolf apporta senza un fondamento nell'epica e nella tragedia ma, si permetta di dire, verosimilmente. Non si tratta solo della trasposizione nel contesto troiano del separatismo, una delle pratiche più diffuse del femminismo degli anni Settanta del secolo scorso, ma anche di un credibile tentativo, da parte di alcune troiane, di riproporre una struttura matriarcale che, secondo molti studi, che partono dagli interessi degli ambienti femministi, avrebbe avuto una lunga vita in epoca preistorica. 

Le donne, in questa società ancestrale, avrebbero avuto un ruolo preminente in tutti gli ambiti della vita, come testimoniano molti ritrovamenti archeologici di idoli, provenienti dalle più diverse parti del mondo, datati dal 4000 al 2000 a.C. e che raffigurano principalmente divinità femminili e donne nelle loro più diverse fisicità e attività. 

In questi antichi matriarcati, si sarebbe venerata una Grande Madre, che in "Cassandra" è identificata con Cibele ed è venerata dalle donne fuori le mura, o persino una trinità matriarcale da cui sarebbero poi discese le principali dee dell'Olimpo, dimensione del sacro a struttura patriarcale, quelle dee che Goethe, nel "Faust" chiama "Le Madri" e che ispirano timore e reverenza.

La Cassandra "storica" sarebbe vissuta nel passaggio dal matriarcato alla società dei padri, che avviene lentamente e dolorosamente e che, secondo la Wolf, potrebbe essere avvenuto nel cosiddetto "Medioevo ellenico". Troia ha sacerdotesse e sacerdoti dalla pari autorevolezza, ma per poter essere augure di corte si deve necessariamente essere uomini, motivo per cui Cassandra, in giovinezza, ha desiderato di poter mutare sesso, in 

un'"invidia del pene" del fratello Eleno, augure appunto, che non è altro che l'invidia per la posizione e la libertà che gli uomini possono avere. 

Ogni anno, inoltre, le ragazze che hanno avuto il menarca devono sottoporsi al primo atto di oggettificazione, la deflorazione rituale, ed è per Ecuba implicito che la figlia dovrebbe sottomettersi alle richieste sessuali di Apollo. 

Ecuba stessa, però, vive l'esclusione sulla propria pelle e in maniera molto più forte delle altre donne: la regina, fino a poco prima della guerra, governava attivamente la città e, per indole, tendeva a dominare chiunque fosse dominabile, ma appena la guerra comincia e la questione "non è più da donne ma da bambini" per dirla con Anchise, ella viene estromessa dal consiglio. 

Sta avvenendo il passaggio dall'intoccabilità delle donne al desiderio di eliminarle, che, portato alle sue estreme conseguenze, induce le donne a desiderare l'autodistruzione.

Come si diceva sopra, in Eschilo si percepisce l'eco di questo passato diverso e in quasi tutti i testi di carattere misogino si legge, sotto la coltre di disprezzo, l'incapacità di comprensione di una psicologia complessa e differenziata per ogni donna, tanto quanto lo è per ogni uomo, il timore verso di essa e il terrore che lo stato di cose imposto possa rivoltarsi contro chi l'ha decretato, pur togliendo alle donne ogni cultura e attività pubblica. 

Non solo si esilia qualcuno poiché lo si teme, ma anche "ciò che si esclude e si esilia, si deve temere." scrive la Wolf nella quarta lezione. 

Nel suo viaggio in Grecia, però, la Wolf non può non riflettere sull'approccio che le sue amiche statunitensi hanno nei confronti di queste tematiche e, peculiarmente, nella ricerca quasi ossessiva di tracce degli antichi matriarcati.

Le domande che pone alla questione sono due: perché le donne sentono un così grande bisogno di ritrovare questo passato preistorico? E quali sono i rischi di questa ricerca o delle sue modalità? Alla prima domanda la Wolf risponde notando che le donne non sentirebbero questa necessità o, forse, la sentirebbero come meno impellente e fondamentale, se vivessero in una realtà che le soddisfa pienamente, in cui si sento apprezzate, comprese e spronate ad essere e a fare in un contesto di reale pluralità.

Sono, invece, frustrate da un presente che ha dato loro la tanto agognata "emancipazione" ma che non le lascia veramente libere di giungere a tutti i livelli direttivi e del potere e che, in generale, non lascia loro la reale e piena possibilità di espressione in quanto donne.

I rischi di questo tipo di ricerca, condotta quasi come se fosse una rivalsa e una personale rivincita da alcune branche di femminismo, sono chiaramente identificati dalla Wolf: "La critica all'unilateralità del razionalismo maschile corre il rischio di essere male interpretata, come ostilità verso la scienza, e per di più di essere male utilizzata" ("Premesse a Cassandra", terza lezione). 

Il ritorno al mito della terra, del sangue e del (pre-)razionale rischia di portare esso stesso al ripudio di tutte le conquiste della razionalità, anche quelle che sono state motivo di crescita per l'umanità, solo perché prodotto maschile. 

Allora come si può condurre una riflessione di genere? Evitando il pensiero settario, non rispondendo alle minacce con altrettante minacce e rivalse, ma conducendo una ricerca precisa, fondata storicamente e che permetta di esprimere la differenza nel modo di esperire il mondo e se stessi, in ogni ambito del sapere. 

Si deve fare attenzione, cioè, ai "(...) vicoli ciechi cui sempre conduce il pensiero settario, che esclude punti di vista diversi da quelli sanzionati dal proprio gruppo" ("Premesse a Cassandra", terza lezione) e all'inutile e deleterio "irrazionalismo sfrenato" che, ricordiamolo, ha condotto alla guerra per bene due volte in Europa. 

L'obiettivo degli studi di genere, dunque, deve andare nell'ordine della riscoperta di ciò che non è stato tramandato, di ciò che è stato considerato poco interessante e per nulla importante, in quanto prodotto di donne, deve ricercare le tracce dei matriarcati e far riaffiorare i modelli storici e letterari di donne per le altre donne e per il genere umano intero, ma con questa consapevolezza e questo approccio critico, che rifugga ogni fanatismo.


Conclusione: il valore e l'interesse di "Cassandra"


"Cassandra" è il frutto letterario di un lungo e complesso studio, dall'impostazione di genere critica: la Wolf riconsidera e rielabora artisticamente un personaggio di donna di grande dignità e coraggio, modello di rinascita e di trasformazione dell'odio in energia per la testimonianza. 

Un modello non solo per le donne, che vi si possono riconoscere specificatamente sul piano del rapporto che Cassandra ha con il proprio corpo e la propria sessualità, ma anche per gli uomini in quanto esseri umani che guardano alla forza di un altro essere umano. 

È un testo stratificato e metamorfico, come ogni buon testo deve essere, e che non solo non è facile ma che nemmeno si deve incasellare rigidamente in un genere letterario o in un altro. È la "parola viva", che ci ricorda che oltre a morire e uccidere c'è una terza via, che è proprio vivere, che sembra respirare per la prima volta e in modo ogni volta diverso ad ogni lettura, e che secondo la Wolf è l'unico antidoto ai muri, all'acciaio e al cemento. 

Più che per la sua forma di monologo e per il soggetto di derivazione tragica, è forse proprio questa sua natura vitale che spinge il lettore o la lettrice attenti a pensare che il testo si possa così facilmente staccare dalla carta, per essere agito ed esperito nello spazio di condivisone e comunicazione della scena teatrale.

Bibliografia

C. Wolf, Cassandra, edizioni e/o. Roma,2016

C. Wolf, Premesse a Cassandra, edizioni e/o, Roma, 1998

A. Raja, prefazione all'ed. e/o (RM, 2016) di Cassandra

Eschilo, Agamennone, Oscar Mondadori, trad. di R. Cantarella, Cles (TN), 2009

Euripide, Troiane, Rizzoli, trad. di E. Sanguineti, Milano, 2006

R. Girard, Il capro espiatorio, Adelphi, Milano, 1999

F. Nietzsche, La nascita della tragedia, La Feltrinelli, Milano, 2015

S. Mati, prefazione all'ed. La Feltrinelli (MI, 2015) de La nascita della tragedia