Critica di una poesia: Versicoli quasi ecologici, Giorgio Caproni

VERSICOLI QUASI ECOLOGICI, GIORGIO CAPRONI


Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l'uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L'amore
finisce dove finisce l'erba
e l'acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l'aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: "Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l'uomo, la terra". 



Di Enrico Papaccio


Giorgio Caproni critica, pesantemente, la ''teoria del profitto ad ogni costo''. Tenta, disperato, di risvegliare nel lettore una coscienza ecologica: ''anche di questo è fatto l'uomo'', ci dice.

''Non fatelo cavaliere del lavoro'' ci scongiura, sperando nella resurrezione della nostra coscienza, del nostro buon senso che: ''l'amore finisce dove finisce l'erba...'', quasi a dire che non c'è vita senza amore, e che non c'è amore dove non c'è acqua per nutrirlo, dove non c'è terra per raccontarlo.

''Non fatelo cavaliere del lavoro''

"Come potrebbe tornare a esser bella, scomparso l'uomo, la terra" è come una pugnalata al cuore, e il nostro viso dovrebbe rigarsi di lacrime sapendo che il poeta, attraverso l'eleganza dei suoi versi, smaschera e mette in piazza lo squallore della nostra ipocrisia.

E ce ne dovremmo vergognare, per poi fare della nostra vergogna lo stimolo, la spinta, la rivoluzione della nostra evoluzione sbagliata e mentecatta. E infine dovremmo esserne orgogliosi, orgogliosi che vi è ancora, fra noi, qualche uomo capace di ricordare e ricordarci chi siamo e cosa siamo.

Così con lui, tutti insieme, tenendoci per mano a dimostrare che una cosa siamo e una cosa ci piace essere, della ''Cosa Perduta'' dovremmo fare la ''Cosa Ritrovata'', di modo da non render vano l'inchiostro che come sangue è uscito dalla penna del Caproni.


Con la parola ''amore'' il poeta divide la sua creazione tagliandola a metà, come colonne d'Ercole oltre il quale c'è solo l'abisso.

Ma spera, egli spera, perché conscio d'esser lui stesso natura. Spera perché fra uomo e natura non c'è confine. Spera perché è sufficiente un uomo solo a dimostrarlo.

Se quindi la prima parte è preghiera, la seconda è provocazione, reazione, speranza.

La prima parte constata, rivela. La seconda colpisce.