Disastri e ricostruzione

14.11.2018 16:12

Di Enrico Papaccio


È difficile parlare di disastri e ricostruzione quando la ricostruzione non c'è, quando i terremotati sono costretti negli alberghi o in prefabbricati dotati di televisione con Canale5 sempre acceso.

È difficile prendere gli esempi dell'antica Roma con Nerone o i barbari, oppure Casamicciola, dell'alluvione di Firenze o del bombardamento di Montecassino per farci coraggio.

È difficile, perché sarebbe come mentire.   

È difficile parlare di disastri e ricostruzione quando la ricostruzione non c'è 

Sarebbe come servirsi del passato per riciclarlo in un presente che con quel passato non ha più nulla a che vedere, se non forse la posizione geografica. 

L'italia sta sempre nel mezzo del Mediterraneo, circondata dal mare. Roma sta là, come Firenze e Montecassino. Casamicciola pure.

Ma la ricostruzione, quella no.

Oggi si sente tanto parlare di uomini e donne che un tempo sapevano rimboccarsi le maniche, e che oggi, invece, i loro figli non sanno far altro che piangersi addosso.

Vorrei tanto chiedere ai padri di quei figli se la situazione economica di allora era peggiore o migliore di quella odierna; se quando finivano l'università trovavano lavoro; se quando trovavano lavoro venivano pagati con stage e tirocini formativi; se i contratti che firmavano avevano una durata superiore ai tre mesi; se lo Stato faceva qualcosa per aiutarli invece di dirgli di non piangersi addosso, che i loro genitori da bravi cittadini si erano rimboccati le maniche invece di lamentarsi.


Parlare di disastri e ricostruzione in questo Paese non è facile. Non è facile perché i disastri, non solo naturali, sono assai più comuni delle ricostruzioni.