ETNOCENTRISMO, BESTIA NERA DELL'OCCIDENTE - OSSIA CHIUNQUE SIA A OVEST DI ME STESSO

Di Enrico Papaccio


Etnocentrismo è un termine coniato nel 1906 dal sociologo americano William G. Sumner che esprime <<una concezione per la quale il proprio gruppo è considerato il centro di ogni cosa e tutti gli altri sono considerati e valutati in rapporto ad esso>>. [1] Il risultato inevitabile è di giudicare sbagliato tutto ciò che non risponde ai propri canoni.[2]

Etnocentrismo è quindi una visione e interpretazione pregiudiziale della realtà.[3]

C'entra qualcosa il razzismo con l'etnocentrismo? Quando diamo del razzista a qualcuno, gli stiamo dando anche dell'etnocentrico? E quando facciamo affermazioni etnocentriche, stiamo affermando implicitamente il nostro razzismo?

Sono domande interessanti perché ci coinvolgono tutti - dal fascista al comunista all'anarchico/a passando per il liberale e il capitalista.

L'etnocentrismo è un tratto che accomuna la maggior parte dei gruppi umani del presente e del passato. Basti pensare agli antichi greci, i quali chiamavano <<barbari>> tutti i non-greci.[4] O all'Occidente moderno e contemporaneo, che si autodefinisce <<Occidente>> affermando in tal modo tutta una serie di convinzioni racchiuse in tale concetto - meno quello geografico -, senza considerare nemmeno per un istante che tutti sono <<a occidente>> di qualcun altro. Sia geograficamente che culturalmente.

Pensiamo per un istante, ancora, a quante volte abbiamo sentito qualcuno spiegarci quanto l'Occidente sia necessario al resto del mondo: per il suo ''sviluppo'', per le sue ''conquiste di libertà'', per la sua ''evoluzione''.

Una civiltà evoluta è per l'<<Occidente>> una società che imita in tutto e per tutto il modello euro-americano. Le leggi, e quindi la morale, i costumi, persino il cibo. Tutti sono oggetto di valutazione in rapporto a quanto simili sono a quelli dell'euro-america. Ci autodefiniamo Vecchio Mondo, come se il resto dell'ecumene fosse nato solo successivamente al nostro, e solo grazie al fatto che noi l'abbiamo <<scoperto>>, noi l'abbiamo <<costruito>>, noi l'abbiamo <<educato>>. Esattamente come un nonno può affermare di aver <<scoperto una moglie>>, <<costruito una famiglia>>, << educato i figli>>. E in questo modo ci definiamo <<vecchi>>, non perché ormai superati dell'inevitabile scorrere del tempo, ma perché saggi proprio grazie al tempo che abbiamo passato nell'Occidente civilizzato da noi stessi saggiamente costruito.

Ogni società, quindi, tende a pensarsi fondamentalmente buona e circondata da gruppi e persone tendenzialmente non buoni.[5]

I Lugbara dell'Uganda, per esempio, definiscono gli stranieri gente che cammina a testa in giù (il che indica che gli altri sono un po' meno uomini)[6]; gli Italiani del nord chiamano gli italiani del sud <<terroni>> intendendo così richiamare la loro presunta origine contadina e perciò (secondo l'equazione Industria + Sviluppo = Civiltà) meno civile e perciò un po' meno umana; i veneziani, infine, chiamano <<foresti>> tutti i non-veneziani, volendo così sottolineare che provengono dalla ''foresta'', luogo eletto alla vita dei non-umani.

Affermazioni del tipo ''l'Islam sta vivendo il nostro medioevo'', ''l'Africa è ancora nella preistoria'', sono certamente frasi etnocentriche che nascondono una visione evoluzionista della storia: una storia dove l'euro-america è l'obbiettivo da raggiungere per uscire dalla preistoria e il medioevo ed entrare finalmente nella civiltà.

Quante volte sentiamo frasi di questo genere dai nostri amici e dai nostri familiari?

Quante volte noi stessi, senza pensarci, facciamo affermazioni che contengono tutto l'etnocentrismo di cui siamo intrisi?

Tutto ciò significa forse allora che siamo tutti razzisti, nessuno escluso?

All'origine del razzismo c'è una concezione etnocentrica della realtà quotidiana, invito chiunque a dimostrare il contrario.

Diceva Montaigne che <<La realtà è che ognuno definisce barbarie quello che non è nei suoi usi>>.[7]

La cura? Ricordare che l'Occidente è sempre un po' più a ovest di noi stessi.


[1] V. Sumner, 1906; tr. It., p. 17

[2] Aime, M. (2012). Il primo libro di antropologia. Torino: Einaudi, p.7.

[3] https://www.treccani.it/enciclopedia/etnocentrismo_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/

[4] Aime, M. (2012). Il primo libro di antropologia. Torino: Einaudi, p.7.

[5] Aime, M. (2012). Il primo libro di antropologia. Torino: Einaudi, p.7.

[6] Aime, M. (2012). Il primo libro di antropologia. Torino: Einaudi, p.7.

[7] Montaigne, M. DE, Del costume e del non cambiare facilmente una legge ricevuta, Milano: in Saggi, Mondadori, p.?