Nuove tecnologie e lavoro

Di Enrico Papaccio


All'inizio del XIX secolo gli operai inglesi, spaventati dell'avvento della tecnica nell'industria, e preoccupati di rimanere a casa rimpiazzati dalle macchine, pensarono bene di sabotarle facendole a pezzi.

Avevano ragione di temerle? Con il senno di poi è sempre più semplice ragionare. La risposta comunque è sì, ma anche no.

Forse, se fossi nato nel 1890 anziché esattamente cento anni dopo, fra quei sabotatori ci sarei stato anch'io. 

L'avvento della tecnica nell'Industria elimina posti di lavoro, questo non si può negare: un trattore lavora per cento contadini, e per guidare un trattore basta un contadino solo.

Che ne è degli altri novantanove e delle loro famiglie? Forse, se fossi nato nel 1890 anziché esattamente cento anni dopo, fra quei sabotatori ci sarei stato anch'io.

Ma sono nato cento anni dopo, e questo mi permette di testimoniare che la tecnica non ha prodotto solamente trattori-ruba-lavoro, ma anche macchinari capaci di semplificare l'esistenza di ognuno di noi compresi quei novantanove contadini.

Eppure non posso non tornare con la mente a quelle novantanove famiglie, fatte di novantanove mogli e chissà quanti figli e nipoti.

Chi ha dato loro il necessario per vivere un'esistenza felice? Nessuno, purtroppo.

Oggi, più d'un secolo dopo, siamo punto e a capo. 

Le Nazioni Unite lanciano l'allarme, i datori di lavoro smentiscono, minimizzano, sono ottimisti. Esperti e lavoratori sono confusi e divisi. Cosa accadrà?

L'opinione di chi scrive, per quel che vale, è che la tecnica domina già l'intera nostra esistenza, che molti dei mestieri che esistevano ieri oggi sono già scomparsi, sostituiti solo in parte e comunque con uno scambio iniquo e svantaggioso per i lavoratori, e che buona parte del lavoro umano sarò certamente sostituito dai robot.

La vera sfida che ci si pone oggi davanti non è come e se sabotare la tecnica, ma come fornire a quelle novantanove famiglie l'opportunità di sfruttare il lavoro delle macchine a loro vantaggio per vivere un'esistenza sana e libera dalla schiavitù del lavoro.