Focolare

Di Andrea Galli


Siedo, giaccio, stagno sulla riva

rare increspature su questa macchia

di lago, un pezzo di legno sfida

la corrente, alfine disappare.


L'uomo avanza tra la folla

urta spalle s'attossica d'aliti

altrui, lordo ormai d'una gromma

di indetergibili mali.


Siedo ancora, contemplante.

M'è indifferente la lama

di luce che ha squarciato la trama

di nubi un istante.


Voci, richiami, strilli d'illusioni

lo incitano, sirenici canti.

Sa di non dover ascoltare.

La meta si conquista guardando avanti.


Siederei sino a vuotare dei miei giorni la clessidra.

Ma al batter dell'ora tu ritorni

fresca roggia rorida di linfa

che dispensi gentile.


Apre la porta.

Musica primitiva tellurici battiti

Tacciono d'improvviso.

Lo accoglie il crepitio del focolare,

il vocio di casa che placa il mare.