La natura tra minaccia e idillio nell'arte e nella letteratura

Di Enrico Papaccio


Chi può essere tanto stolto da non temere le forze distruttrici della natura? Chi tanto cieco da non trovarci tutta la bellezza del mondo? E di nuovo chi, tra gli stolti e i ciechi, è capace di tanta ingenua arroganza da poter credere seriamente che tra gli alberi, il mare, le montagne, il vento o la pioggia vi sia una cosa sola fatta per noi?

''Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?'', ci chiede beffardo Leopardi attraverso una delle sue celebri Operette Morali.

''Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?'' 

Eppure per quanto possa apparirci ridicolo oggi, per secoli, per millenni la risposta alla domanda del poeta di Recanati è stata sempre e solo sì.

Bisogna attendere Voltaire e l'Illuminismo, la Rivoluzione Francese e la nascita del comunismo e dell'anarchismo per trovare in arte e in letteratura donne e uomini capaci di ammettere di non essere i padroni del mondo ma parte di esso, come i sassi e le scimmie.

La cultura giudaico-cristiana affonda e sprofonda le sue radici in una religione che vuole l'uomo al centro dell'universo e unico motivo dell'esistenza di quest'ultimo.

E quindi l'aria, i boschi e tutto ciò che il pianeta Terra contiene è a nostra disposizione, pronto per essere sfruttato come meglio ci piace.


Ma ''la Natura siede qui solitaria e minacciosa, e caccia da questo suo regno tutti i viventi'' ci ricorda spietato Ugo Foscolo.

E come sempre fanno i poeti, egli non fa che dirci quel che tutti noi sappiamo ma non osiamo dire: la natura è fuori dal nostro controllo.

Quando nella nostra mente queste parole prendono la forma della consapevolezza, non possiamo far altro che cominciare a temerla e adorarla. Non possiamo far altro che rappresentarla come fanno William Turner in Bufera e Giuseppe Pellizza da Volpedo in Idillio primaverile.

Il primo mettendo su tela l'immensa superiorità della natura sull'uomo nella sua sconvolgente potenza e bellezza, il secondo usando la tela come uno specchio che riflette un mondo fatato e allo stesso tempo inquietante e pronto a colpirci da un momento all'altro.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio primaverile, 1901.
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio primaverile, 1901.
William Turner, Bufera, 1912
William Turner, Bufera, 1912