Critica di una poesia: Versicoli quasi ecologici, Giorgio Caproni

26.04.2018

VERSICOLI QUASI ECOLOGICI, GIORGIO CAPRONI


Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l'uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L'amore
finisce dove finisce l'erba
e l'acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l'aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: "Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l'uomo, la terra". 



Di Enrico Papaccio


Giorgio Caproni critica, pesantemente, la ''teoria del profitto ad ogni costo''. Tenta, disperato, di risvegliare nel lettore una coscienza ecologica: ''anche di questo è fatto l'uomo'', ci dice.

''Non fatelo cavaliere del lavoro'' ci scongiura, sperando nella resurrezione della nostra coscienza, del nostro buon senso che: ''l'amore finisce dove finisce l'erba...'', quasi a dire che non c'è vita senza amore, e che non c'è amore dove non c'è acqua per nutrirlo, dove non c'è terra per raccontarlo.

''Non fatelo cavaliere del lavoro''

"Come potrebbe tornare a esser bella, scomparso l'uomo, la terra" è come una pugnalata al cuore, e il nostro viso dovrebbe rigarsi di lacrime sapendo che il poeta, attraverso l'eleganza dei suoi versi, smaschera e mette in piazza lo squallore della nostra ipocrisia.

E ce ne dovremmo vergognare, per poi fare della nostra vergogna lo stimolo, la spinta, la rivoluzione della nostra evoluzione sbagliata e mentecatta. E infine dovremmo esserne orgogliosi, orgogliosi che vi è ancora, fra noi, qualche uomo capace di ricordare e ricordarci chi siamo e cosa siamo.

Così con lui, tutti insieme, tenendoci per mano a dimostrare che una cosa siamo e una cosa ci piace essere, della ''Cosa Perduta'' dovremmo fare la ''Cosa Ritrovata'', di modo da non render vano l'inchiostro che come sangue è uscito dalla penna del Caproni.


Con la parola ''amore'' il poeta divide la sua creazione tagliandola a metà, come colonne d'Ercole oltre il quale c'è solo l'abisso.

Ma spera, egli spera, perché conscio d'esser lui stesso natura. Spera perché fra uomo e natura non c'è confine. Spera perché è sufficiente un uomo solo a dimostrarlo.

Se quindi la prima parte è preghiera, la seconda è provocazione, reazione, speranza.

La prima parte constata, rivela. La seconda colpisce.