Prigioniero di Lei

09.11.2020

Di Jessica Rapisardi


Ogni cosa stava andando per il meglio, come avevamo sperato, ma l'aria gelida della notte aveva il pungente odore del sangue. Qualcuno si sarebbe certamente accorto in breve tempo di quello che stava per accadere. Solo io e Lei, però, potevamo conoscere il motivo di tutto ciò. Lei, Lei era così pura un tempo. Candida, senza peccato. Chissà cosa l'aveva condotta in quel marciume, in quell'oblio di ideali. Ormai vi era dentro fino al collo, come il mio volubile corpo. Dopo quell'intensa notte trascorsa nei più bui vicoli, scappando, eravamo esausti, ma non era ancora giunto il tempo per riposare. Le mie ferite sanguinavano appena, le sue, più profonde, erano pulite, ma emettevano impercettibili grida di dolore. La nebbia mattutina inondava ogni singolo angolo del creato rendendo tutto alquanto macabro. In lontananza sentivamo le urla di chi, camminando a tentoni, s'imbatteva nella nostra opera. Le pareti imbrattate di colanti croci di sangue e le sculture angeliche ricoperte di sudici brandelli di pelle. Questo era stato l'ordine del capo, seminare il terrore attraverso i più stretti simboli cristiani. Se avessimo avuto una coscienza ci saremmo costituiti, ma le nostre membra erano impregnate di un velo di crudeltà. Mi piaceva così tanto poter tranquillamente osservare gli attoniti e terrorizzati volti che si ammassavano curiosi. Ma solo nel momento in cui la foschia si dissolse videro la vera crudeltà delle nostre mani. Il sacerdote era infilzato e innalzato, con la stessa tecnica utilizzata dal temibile Vlad l'Impalatore, Vlad Dracula definito parente del Diavolo.

-Allora, il mio impiego è terminato?

-Figliolo, calma: non crederai davvero d'avermi impressionato. Ho ancora molto da farti fare..

Vagammo sconfortati alla ricerca di un modo per soddisfare le aspettative del Padrone, ma la fantasia aveva abbandonato da tempo immemore la sua sede naturale. 

"Vuole che aleggi la disperazione? Quale miglior modo della discordia fra esseri umani?"

Lasciammo passare alcuni giorni prima di tornare in città. La piazza era stata ripulita, ma deserta com'era aveva la parvenza d'un lugubre cimitero. Ci armammo del nostro più credibile sorriso e bussammo alla porta del maresciallo. La titubanza era limpida nel volto e nelle sue movenze. Solo per quel momento saremmo stati dei giornalisti a caccia della verità. Cosa stava accadendo in quel posto, fino ad allora, così tranquillo? Da quanto avevamo sentito dire vi era una setta che operava dietro falsi riti cristiani. Ovviamente le identità erano ignote, certamente appartenenti alla più ristretta cerchia di fedeli. A queste affermazioni il maresciallo impallidì accasciandosi sulla sedia.

-Spero di non avervi sconvolto, credevo fossero voci a Voi ben note..- 

mi fece un sorriso smorto e mi congedò senza dir nulla. Proprio come ci si poteva aspettare. Ripetemmo la stessa tecnica con un'altra ventina di persone. Già il giorno seguente i pochi individui che si avventuravano per strada avevano negli occhi e nel cuore un pesante sospetto reciproco. Com'era bello leggere la paura che aleggiava su di loro e la soddisfazione s'impadroniva pian piano della mia mente. Non valeva lo stesso per Lei. Lei era diventata fredda come il ghiaccio, insensibile dinnanzi i piaceri della vita. Comunque prima avremmo terminato il nostro compito e prima saremmo stati liberi.

Dopo due giorni decidemmo di rivolgerci alla Perpetua che ancora vestiva di nero. Lo scopo era convincerla che il suo adorato sacerdote era a capo della stessa setta e sicuramente possedeva qualche diabolico oggetto nascosto sotto le reliquie del Santo. Non ci volle molto prima che la donna fosse portata nel più vicino manicomio poiché ripeteva catene di santi intervallate da rosari. Ma gli occhi, i suoi occhi avevano convinto tutti sul da farsi. Le pupille dilatatissime e l'iride rosso sangue.

Il capo era fiero di noi, lo sapevamo.

La chiesa fu derubata di tutte le ricchezze il giorno seguente e non fu difficile per la popolazione dichiarare la setta autrice del peccato. Partì una caccia all'uomo, o almeno così fu promesso dalle autorità. La città era nel più completo delirio, ma sapevamo che ciò non sarebbe bastato al nostro superiore. Voleva leggere la disperazione, la pazzia negli occhi dei più santi. Voleva peccati corporali da parte delle vergini, e voleva spargimenti di sangue grazie ai predicatori di fratellanza.

Lei però non mi aiutava più nelle scelte, era diventata una silenziosa compagna.

Devastati dal pensiero sul da farsi entrammo in una sudicia locanda. Bevvi un bicchiere di buon vino. Poi ne volli dell'altro. E dell'altro ancora, finchè le lacrime della mia disperazione annebbiarono il mio sguardo, già di per sé vacuo.

Mi lasciarono dormire sulla panca ove mi ero accasciato. Al risveglio fuori era ancora buio e un solo e debole raggio di luna rischiarava il locale. Rendendomi conto di non aver nulla con cui pagare, ed essendoci la porta chiusa con una sbarra, ruppi la finestra. Corsi come un forsennato, nonostante dalla locanda non provenisse alcun rumore..

Il sonno era stato tormentato da simboli, croci e testi biblici, probabilmente stavo davvero diventando pazzo. Illuminazione. Una grande carestia nella città cosa avrebbe comportato? Ovviamente il delirio più totale. Razziammo tutti i magazzini e bruciammo tutto quello che trovammo dinnanzi a noi. A me, anzi. Lei ormai era solo un peso.

La popolazione era impaurita, la notizia si divulgò in breve tempo e le porte della città furono sbarrate. Ovviamente senza alcun effetto. Quanto adoravo il mio operato, ma ero inquieto...il Principale non si pronunciava. In poco tempo avvennero i primi furti dalle case dei più ricchi, molti dei quali furono trovati poi senza vita. Non sembravano esser perito di morte violenta, nessun segno di colluttazione sui loro corpi. Alcuni profetizzavano un'imminente disgrazia mandata dal cielo per punirli di tutti i loro peccati; qualcun altro parlava di eresia e ancor più di stregoneria. Così i personaggi più ambigui, e con loro le figure scomode, furono gettati vivi sui roghi improvvisati. Le forze dell'ordine erano praticamente inesistenti, troppa la paura. Nessuno voleva continuare quel martirio. Le donne, la maggior parte, si prostituirono in cambio di ingenti somme di denaro per coronare il sogno di scappare lontano. Quelle sposate furono, però, scoperte dai mariti che in preda alla rabbia le massacrarono e gettarono in strada. I bambini vagavano piangendo, ricoperti di polvere e con una nera nube che pesava nei loro cuori. I vecchi si stavano lasciando morire nei loro letti, in attesa della chiamata di Dio.

-Le sembra che il mio sia stato un buon lavoro?

-Ottimo, ragazzo mio, ottimo. Tra un paio di giorni avrai la promessa della vita eterna...come concordato.

I suoi occhi erano demoniaci più del dovuto, ma speravo non ci sarebbero state sorprese.

Quella sera mi addormentai sui gradini di un palazzo. Stupido, davvero. La mattina seguente ero legato ad una colonna con sguardi crudeli che mi circondavano. Vedevo la mia immagine riflessa nei loro occhi, assomigliavo ad uno spettro portatore di morte. Io e Lei capimmo che a breve ci sarebbe accaduto qualcosa, ma speravamo nella parola data dal Capo. Cominciarono a lapidarci, trascinarci sul suolo. Svenni. Mi ripresi con una secchiata d'acqua gelida, con il Padrone che incitava la folla. Ero su un baratro, lontano dalla città. Ci spinsero. Pensare che il Diavolo ci aveva promesso la vita eterna! Volammo giù in un ultimo grande viaggio. Ci schiantammo insieme, io e Lei, con un terribile botto.

Morto, e Lei con me. Lei, la mia corrotta anima.