RACCONTO BREVE 1

Di Enrico Papaccio

Avete conosciuto la Vita? E' forse una domanda particolare? Magari ''fumosa'' Signori? Eppure ve la sto ponendo; voglio porvela, qui e ora!

Se vorrete, più tardi, potrete rispondermi, ma lasciate... lasciate che sia io il primo a parlare; Poi, se sarà vostro desiderio, sarò io che ascolterò voi; Non temiate Signori, sono uomo di parola e poi... poi mi basta giusto un'istante; si, si un'istante...

Io la Vita l'ho conosciuta, e lasciatemi dire, per piacere, che non è stato affatto facile parlarle; -attaccar bottone- come si dice; o presentarmi, per usare un termine più educato; si, si..dimenticate, dimenticate..fatemi ricominciare...

Io la Vita l'ho conosciuta, e lasciatemi dire, per piacere, che non è stato facile parlarle; -presentarmi- come si dice...

Ecco, così dovrebbe aver un suono più gradevole, non trovate? Ma lasciate che vi racconti, lasciate...

Mi squadrava -la Vita- dall'alto in basso e non si degnava nemmeno di rispondere al saluto che io ogni tanto -sempre- le facevo dolcemente e un po' timidamente con un cenno della mano.

A ripensarci, l'ingenuità non mi era grande amica, non vi pare?

Alcune volte addirittura mi guardava in malo modo, o semplicemente, fingeva di non vedermi; bensì che i nostri sguardi più volte si incrociassero, sia ben chiaro; come se per lei non esistessi, non la meritassi, mi ignorava con inaudita violenza, spezzando il mio cuore così ancora puro e lindo e divertita dalla delusione che invadeva i miei occhi, la bella così tanto desiderata sembrava sempre compiacersene; in un modo che qualcuno avrebbe a ragione potuto definire perfido..

Ma non io signori; non io; io l'amavo; oh, come l'amavo signori tanto era bella; Nonostante sembrasse odiarmi con tutte le sue forze, schifarmi come un qualcosa di abominevole, io ne ero profondamente innamorato! L'amavo e non potevo farci nulla! L'amai dal primo istante. Non smetterò mai di ripetere al mondo intero e a me stesso quanto era bella. Dovevo conoscerla. Non potevo resistere.

Un giorno andai da lei, o forse ci finii per caso, non ricordo. La vedevo tutti i giorni, era bellissima e quel giorno lo era in modo particolare. Stava diritta in fronte a me. Non parlava. Non riuscii a fermarmi, qualcosa che doveva assomigliare al coraggio (ma che non lo era) mi portò a stamparle un bacio sulle labbra senza darle il men che minimo preavviso, non so cosa mi prese quel giorno ma è quel che feci.

Ora capite, perché non mi era amica l'ingenuità?

Fu un bacio brevissimo ma altrettanto intenso, durò forse una frazione di secondo; ma lei mi respinse in malo modo. Assunse un atteggiamento fra l'arrabbiato e il divertito, quasi di sbeffeggio, come se volesse prendersi gioco di me. Posso giurare di aver letto una punta d'odio sul suo viso.

A quel punto, preso dal panico, col viso ricoperto di vergogna, non sapendo cosa fare o cosa dire, me ne scappai piangendo.

Ancora oggi mi vergogno profondamente di quella mia stupida reazione. Avrei potuto dirle qualunque cosa, almeno scusarmi, ma non lo feci e fuggii spaventato come un codardo.

Fu una scena patetica, lo ammetto, ma fu quella la <<vera prima volta>> che la conobbi.

Dovetti lasciare passare parecchio tempo prima di avere di nuovo il coraggio per riuscire a guardarla anche solo di sfuggita, cercando di non farmi cogliere nel mentre l'ammiravo come un idiota qualunque. Non dopo quel che era successo. Ad ogni modo, così avrei perso il coraggio che faticosamente mi stavo mettendo da parte, ma fortunatamente, facendo un poco d'attenzione, non si accorse di nulla.

Ma la scena così ridicola di una tale patetica dichiarazione d'amore aveva invaso i miei pensieri dall'istante in cui le mie labbra si erano staccate dalle sue ponendo in tal modo fine a tanta ingenuità che col tempo e il passare dei giorni diventò una specie di ossessione. Anzi, una vera e propria ossessione: giorno e notte quella scena mi ritornava in mente a torturarmi e non v'era nulla che potessi fare per dimenticare. Dimenticare.

Cosa poteva pensare di me dopo quel che avevo fatto? Cosa dovevo fare per rimediare a quel mio stupido gesto? Nel migliore dei casi, doveva ritenermi un uomo di cui aver pena, da non prendere troppo sul serio; un uomo ridicolo, patetico.

Ma io l'amavo e non potevo starle lontano, dovevo farle cambiare idea. Se non altro per riscattare quel poco di onore che mi era pur sempre rimasto in cuore. Avevo pur sempre un mio certo amor proprio da difendere, un onore da riscattare con la mia innamorata..

Non potevo continuare a non sapere cosa lei pensasse di me. Io l'amavo, l'amavo profondamente -accada quel che accada- mi ripetevo;

Non potevo starle lontano un minuto di più o la follia, che tanto mi corteggiava, sarebbe finita per diventare la mia sposa al posto di lei..

Se solo voi l'aveste vista signori! Era di una bellezza imparagonabile. Bellissima era. E elegante e intelligente..e poi..e poi quanto era affascinante, intrigante e misteriosa perfino. Non potevo non amarla, fossi stato cieco mi sarei innamorato di lei ascoltandola, fossi stato sordo mi sarei innamorato di lei guardandola e se per disgrazia fossi stato entrambe le cose mi sarei innamorato di lei sognandola. Ma che dico! Io la sognai, la sognai eccome, ancor prima d'averla veduta io la sognai nei miei sogni più belli, nelle notti più dolci io la sognai. E l'ascoltai perfino, l'ascoltai centinaia di volte prima di sentirla, l'ascoltai signori.. non mento!

Un giorno, qualche mese dopo quel bacio,strinsi i pugni e sconfitta la vergogna -che non voleva lasciarmi- mi feci pian piano coraggio e, lentamente, senza dar troppo nell'occhio ,mi avvicinai a lei.

Non molto in realtà, giusto quel poco che mi permettevano le gambe.

Lei si accorse di me e di quel mio fare tanto goffo e impacciato, ma non si mosse. Così, lasciati trascorrere pochi istanti, mi avvicinai ancora un poco, un poco e un poco fino a quando, senza bene rendermene conto, mi ritrovai a meno di un passo da lei. Era lì, di fronte a me e senza muoversi mi fissava. Aveva degli occhi stupendi signori. Dio, quanto l'amavo!

Ci distanziavano si e no una trentina di centimetri, potevo sentirla respirare. Il suo respiro schiantarsi sul mio viso; i suoi occhi entrare nei miei.. e il profumo che emanava, signori, signori.. non v'è fragranza al mondo più sublime, più idilliaca e sensuale di quella che sentii provenire da lei quel giorno. L'amavo, io l'amavo!

Non potevo credere di averla finalmente tanto vicino, dopo tutto quel tempo che avevo passato a spiarla come un ladro, credetti che mai avrei avuto più occasione di starle tanto appiccicato come in quel momento

Il mio viso divenne -lo sentii dal sangue che mi saliva- di un color rosso intenso; credo che per qualche istante dovetti accennare una specie di sorriso che però non mi riusci come desideravo.

Lei continuava a fissarmi senza dire una parola. Il suo viso non tradiva emozioni.

Non sembrava né felice, né triste o arrabbiata, se ne stava lì e basta. Continuava a tenere fisso su me lo sguardo senza dire o far nulla. Finalmente riuscii a mettere insieme due parole ma erano talmente tante le cose che volevo dirle che ne venne fuori un biascichio insensato e incomprensibile.

Volevo dirle cosi tante cose che senza volere mi uscirono tutte insieme, e naturalmente non si capì nulla; credetti..

Lei però non fece per voltarsi e andarsene divertita come temevo, cosi tentai ancora.

Ricominciai.

Dovevo proprio apparire ridicolo. Lì, fermo davanti a tutto ciò che amavo e desideravo, senza parlare o anche solo accennare un gesto qualsiasi o chessò io; in piedi di fronte alla mia amata a fare la figura dell'imbecille e nient'altro.

D'un tratto mi svegliai; una scossa inaspettata di virile coraggio maschio mi fece venir fuori un saluto che pronunciai correttamente; o comunque fu un tentativo più generoso del primo: -salve.. cioè, ciao.. oh che diamine! Ciao!

Ma lei non rispose, cosi pensai di ripeterlo più deciso nel caso magari mi fossi solo immaginato di averlo pronunciato ad alta voce

Quanto dovevo sembrare idiota in quel momento

-un povero sciocco da non tenere nemmeno in considerazione- ecco cosa pensò, la Vita, del sottoscritto vedendomi così imbecille!

Quasi con urlo da pazzo ripetei il saluto ma ella continuava a tacere e a non rispondere.

Per qualche motivo lì per lì mi balenò alla mente la stravagante idea che in fondo, non era poi per forza necessario rispondere ad un saluto con un altro saluto, o magari lei non amava ripetere cose già dette, cosi me ne stetti zitto. Di nuovo.

Come mi sentivo stupido in quel momento, mi disprezzava talmente tanto da non degnarsi nemmeno di rispondermi.

Continuai a starle in fronte ancora qualche minuto come un qualche stupido animale se ne resta beota a fissare la parete, poi mi colse una sensazione che mai avevo provato prima per quell'essere cosi bello: era odio, la odiavo; Non potevo tollerare un simile affronto, non poteva trattarmi a quel modo. L'amavo perdio, non lo nego, ma avevo pur sempre una mia dignità.

-allora mi vedi?mi senti?-

Presi a scuoterla tentando di provocare in lei una qualche reazione. Quasi la feci cadere in terra,

ma lei continuò a ignorarmi; non rispondeva e non rispondendomi mi provocava, mi provocava con quel suo ostinato silenzio. Non faceva il minimo cenno per farmi intendere di smetterla, di lasciarla stare.

Fu in quel preciso momento che mi resi conto che non poteva vedermi ne sentirmi. Il suo sguardo non era stato fisso su me per nemmeno un secondo del tempo che avevo passato con lei, ma su un punto nel vuoto, che io occupavo abusivamente; e non rispondeva non perché non mi sentiva ma perché era intenta ad ascoltare i discorsi delle persone che ci circondavano, e che le occupavano i pensieri.. più delle mie grida, più delle mie percosse..

Non mi stava ignorando, ero io che non ero in grado di farmi notare.

Tentai in tutti i modi, a più riprese, e sempre con maggiore forza..e violenza anche..si, si.. fu violenza la mia, più visibile ai suoi occhi e di farmi sentire meglio; o perlomeno sentire perdio! ma cos'altro potevo fare se non gesticolare e gridare più forte che mi riusciva, e saltare e altre idiozie da circo? non potevo certo colpirla... io l'amavo...

Tentai per l'intera mattinata, fino a pomeriggio inoltrato, in un'impresa che finì per fallire miseramente.

Non vide e non sentì una sola parola di quanto le dissi per ore e ore, disperatamente e insistentemente.

Era come assente, non c'era, o forse ero io che non c'ero.. ma non fui in grado di rendermene conto e vigliaccamente e cosi incollerito me ne andai.

La odiavo, tutto quell'amore che avevo provato per lei era ora scomparso.

Nascosto fra le mura del mio appartamento la insultai, la umiliai e la odiai e la insultai di nuovo. La odiavo, la odiavo! Non volevo più vederla, non volevo più nemmeno sentirla nominare.

La cancellai dai miei pensieri...

Ma dopo un po' tornai ad amarla. Anzi, non smisi mai d'amarla! Io amavo la Vita!

Ancora oggi, a ripensarci, provo ripugnanza per quell'essere mostruoso in cui mi trasformai per tutto il periodo che smisi di amarla per odiarla.

-un tale mostro- mi dissi -non è degno di tanta bellezza- così ripresi coll'amarla.. ma da lontano, a debita distanza, per proteggerla dal mostro in cui mi ero tristemente evoluto; e non mi avvicinai a lei per anni interi. Anni che durarono più dell'ammissibile; l' ammiravo signori, certo che l'ammiravo, ma stando bene attento a non farmi notare, o vedere, o anche solo sentire.. ma l'ammiravo! Quanto era bella, Dio mio se l'amavo...

L'amavo, lo giuro!Ma è proprio perché l'amavo che fuggii da lei tanto a lungo. Temevo di rovinarla! Ecco, si. E' questo signori: le rimasi lontano tanto tempo perché temevo di poterla rovinare.

Se solo avessi saputo...

Le rimasi lontano talmente tanto tempo che ricordo ad un certo punto arrivai a pensare che se ero riuscito a starle lontano tanto a lungo potevo finalmente liberarmi di quell'enorme peso e dirle addio definitivamente.

Ragionate Signori! Siate indulgenti e cercate di comprendere quello che era il mio stato d'animo in quei momenti così tristi! Avevo dichiarato il mio amore cosi spontaneamente, senza inutili giri di parole, senza vergogna.. e la mia amata non solo mi respinse in malo modo ma finì anche per ridere di me umiliandomi come mai nessuno al mondo aveva osato umiliarmi... Non a quel modo!

Non ditemi che non riuscite a trovare un briciolo di comprensione per un uomo così enormemente distrutto nell'anima?!

Il timore di rincontrarla, finire con l'adorarla dopo tanto impegno per eliminarla dai miei pensieri ha dell'umano! Non oserete negarlo? Dovete ammetterlo!

Avevo il timore fondato che sarei finito per desiderare di nuovo quell'umiliazione, pur di starle vicino per qualche istante ancora! Dovevo convincermi; perlomeno fingere un odio tanto grande e violento.

Eppure l'amavo signori! L'amavo!

Se lor signori hanno provato nel corso della loro vita un sentimento tanto sublime come l'amore, sapranno come rimane impossibile anche al più grande degli eroi un impresa così mostruosa; mi era semplicemente impossibile.

E infatti non potei fare altro che fare ritorno al solito tavolo, del solito bar, dove lei passava intere giornate seduta a qualche metro da me facendosi ammirare da lontano.

Quanto era bella!

La odiavo, per quanto era bella. La odiavo. Lo giuro signori, la odiavo con tutto il mio corpo. Non c'era muscolo del mio corpo che non la odiasse a tal punto da arrivare a farle del male. Lo ammetto signori, lo ammetto! Qualche volta ho pensato di farle del male e.. e meditavo sui modi e sui tempi, quasi provavo piacere a far pensieri cosi meschini..anzi, anzi provavo piacere eccome..a far pensieri cosi meschini e colpevoli!

Pensai anche di ucciderla. Se non mi voleva allora doveva sparire. Andarsene! Se non mi voleva non doveva poter volere nient'altro! Doveva morire.

Come provo vergogna ora, nel raccontarvelo. In quale meschino mostriciattolo mi ero trasformato restandole lontano tanto a lungo cercando di dimenticarla? Di renderla invisibile come lei aveva reso invisibile me ignorandomi quel giorno?

Arrivai a far quasi l'irreparabile. Ebbene è cosi signori, i fatti si svolsero più o meno in questo modo: sapevo che tutti i giorni, dopo pranzo, verso le 14,30 doveva passare per una via poco frequentata non troppo lontano dal bar dove la incontravo tutti i giorni. Calcolai tutto nei minimi particolari.

Alle 14 in punto entrai al bar facendomi notare il più possibile urtando un mobile che sta all'ingresso, facendolo cadere a terra. Mi sedetti al solito tavolo e ordinai come sempre una bibita. Calcolai che dal momento in cui mi sedevo al momento in cui la cameriera mi avesse servito effettivamente la bibita richiesta sarebbero passati circa una decina di minuti, essendo io un cliente abituale e lei, la cameriera, presa col servire gli impiegati in pausa pranzo, non avrebbe senz'altro fatto troppo caso a me. E infatti cosi fu, la cameriera mi servì la bibita esattamente alle 14.16. Ci scambiammo qualche parola e se ne tornò al suo lavoro. Sorseggiai la bibita ancora per qualche minuto, e non appena ne ebbi l'occasione, sgattaiolai in bagno stando bene attento a lasciare giacca e chiavi bene in vista sul tavolo. Chiusi la porta a chiave, mi arrampicai sul lavandino e me ne uscii dalla finestrella che dava sul vicolo, percorsi un centinaio di metri a piedi fino al punto stabilito, nascondendomi nel buoi per tenderle l'agguato.

Ero deciso a farlo, nessuno avrebbe potuto sospettar di me. Decine di persone avrebbero testimoniato che al momento dell'omicidio mi trovavo al tavolo del bar.

Eccola, finalmente la vidi mentre imboccava la stradina stretta e buia che l'avrebbe portata direttamente fra le mia braccia. L'avrei presa di sorpresa, senza darle nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa le stava accadendo: avrei sparato.

Il rumore dei suoi passi da vuoti si facevano sempre più pesanti e pieni man mano che si avvicinava, ancora pochi passi e le sarei stato finalmente addosso prendendomi la mia rivincita! Tirai fuori di tasca la pistola e feci per saltar fuori e spararle.. feci per saltar fuori e spararle.. ma non riuscii a muovermi. Non potevo far veramente del male ad un essere tanto candido ed innocente. Me ne rimasi nascosto fin quando non fui del tutto sicuro che se ne fosse andata.

Buttai la pistola in un cassonetto e rientrai bambino dalla finestrella che poco prima mi aveva visto uscire assassino.

Il cuore batteva ancora all'impazzata quando tornai a sedermi al tavolo come nulla fosse, per un attimo credetti che da un momento all'altro una forza dentro di me che non potevo controllare mi avrebbe costretto ad alzarmi in piedi e gridare a tutti quanto avevo appena tentato di fare. Mi trattenni. Finii la mia bibita, lasciai qualche moneta sul tavolo e me ne scappai in strada...

Cosa volevo fare? Ero impazzito forse? Cosa mi era saltato in mente? Potevo forse farle veramente del male? Io? Io che l'amavo così tanto?

Ancora oggi, tutti i giorni, dopo il lavoro, vado al bar, al solito tavolo, e da lontano: l'ammiro..

Fu così che io conobbi la Vita mia cari signori, fu un incontro mai avvenuto ma costante, difficile e pericoloso.

Ma signori, quanto era bella...