Riassunto a modo mio della seconda metà del secondo paragrafo di Marco Aime, Il primo libro di antropologia

Di Enrico Papaccio


Abbiamo detto quindi che Malinowski (sosia di Goebbels) e Radcliffe-Brown (sosia di Richard Gere) sono i due che diedero la grande svolta alla moderna pratica dell'antropologia, i quali, rompendo con le tradizioni precedenti, abbandonarono il loro studio per recarsi sul terreno, dando vita alla pratica dell'osservazione partecipante (cioè non solo si ficca il naso negli affari altrui, ma si pretende anche di partecipare).

Il sosia del nazista alle Isole Trobriand (una specie di paradiso in terra pieno di super-modelle in topless, che però, per un divertentissimo scherzo del destino, sono tutte nere), e il sosia del protagonista di Pretty Woman alle Isole Andamane (dove oggi si fa snorkeling con gli elefanti, giuro!).

Chiamali scemi...

E dato che i due svolsero le loro ricerche agli inizi del '900, immaginatevi cosa doveva essere vedere non una ma centinaia di tette se già al mio bisnonno si imbestialiva il cormorano a guardare le caviglie delle signore che scendevano dalle carrozze...

A ripensarci, doveva essere una specie di porno in 4k per i due furbacchioni.

Comunque, i due noti antifascisti (cazzata), diedero vita alla corrente essenzialmente britannica chiamata funzionalismo (e che fosse essenzialmente britannica visto il numero di tette, certo non può sconvolgere).

Il funzionalismo considera le società umane la risultante dell'azione di diverse funzioni (economia, religione, struttura famigliare, eccetera) che, come gli organi del corpo umano, lavorano per mantenerlo in vita.

Se ci pensate un attimo, in fondo è abbastanza sensato.

Ma (c'è sempre un 'ma' nelle grandi storie) fra i due sorsero in seguito delle divergenze: per Malinowski (che pure se somiglia pazzescamente al ministro della propaganda nazista ha un cognome veramente figo) la funzione delle istituzioni sociali era quella di soddisfare i bisogni biologici dell'individuo (detto funzionalismo biologico, che tradotto significa che fai quel che fai per evitare che il tuo vicino di casa crepi di fame); secondo Richard Gere alias Redcliffe-Brown il fine delle diverse componenti era di mantenere l'equilibrio della struttura sociale (detto struttural-funzionalismo, che tradotto significa che fai quel che fai per non rompere i coglioni a nessuno, tanto meno al tuo vicino di casa).

Dato che i due sporcaccioni si disinteressarono, ci dice l'esimio professor Aime, della dimensione storica, essa venne (grazie al cielo) rivalutata da uno dei loro più illustri seguaci, Evans-Pritchard - che non è il nome di una razza di cani che sembrano topi, sia chiaro.

Il cagnolino maledetto s'inventò la dimensione diacronica (parolone per dire che è possibile studiare l'uomo com'era a cinque anni, poi a sei, poi a sette, poi a otto, poi nove, poi dieci, undici, dodici, tredici, poi smetti perché ti sei rotto i coglioni).

L'esimio non si degna di spiegarci cosa significhi dimensione diacronica, forse perché da per scontato che noi si abbia già smesso di leggere il suo libro e quindi manda tutto in vacca che tanto chissenefrega; invece noi, nonostante tutto, resistiamo e, in tal modo, lo freghiamo.

Quindi, per inciso:

Diacronico, in antropologia, si contrappone a sincronico, che sempre in antropologia hanno, i due termini appunto, due significati opposti: come detto poco fa, diacronico significa che è possibile prendere in esame sistemi culturali in diversi momenti nel tempo; cosa mai vorrà dire sincronico? Esatto! Che è possibile prendere in esame un sistema culturale come si presenta in un solo momento del tempo (tipo quando i pensionati vanno a vedere come procedono i lavori per la costruzione del nuovo tombino in Via Torni)

Tornando a noi.

La principale critica mossa al funzionalismo, ci tiene a precisare l'esimio, è quella di una lettura statica della società.

Chiaro, no?

E chi pensate mai che abbia pensato bene di rompere i maroni criticando i due pionieri delle tette?

Esatto! Proprio loro, gli inglesi (anche Malinowski e Redcliffe-Brown erano inglesi, ma Malinowski almeno era anche un pochino polacco).

La scuola di Manchester, con Max Gluckman, Victor Turner ed Edmund Leach (tutti e tre particolarmente brutti) i quali spostarono l'accento sul conflitto e sulle dinamiche interne ad ogni società, vista come il prodotto di un continuo processo di trasformazione, basato sul conflitto (era appena finita la seconda guerra mondiale...).

Benché Morgan (non il cocainomane) possa essere considerato il precursore dello strutturalismo, il vero, grande, immenso, campione dei pesi massimi, mostro sacro dei quattro angoli del ring, lo stallone italiano anzi francese anzi belga, l'unico, inimitabile, colui il quale dette valenza determinante allo strutturalismo è... Claude Lévi-Strauss (esultate per piacere, lo so che non fa ridere).

Lo strutturalismo si pone come obbiettivo di dimostrare l'unità psichica del genere umano attraverso l'individuazione di categorie universali della mente.

Traduzione: secondo lo strutturalismo fai quello che fai dettato dal tuo inconscio, il quale fa quel che fa perché segue le regole della società nella quale vive, pensa, dorme, e nella quale è stato educato a come si vive, come si pensa, come si dorme.

Secondo me, un genio!

Ci sono poi, in ordine sparso ma uniti per la causa, gli antropologi marxsti, i quali, negli anni Sessanta, si proponevano di individuare modi di produzione diversi da quello capitalista senza però perdere di vista le questioni legate alla stratificazione sociale, all'interrelazione tra modello economico e struttura sociale, nonché ai rapporti tra colonizzati e colonizzatori.

Riprendendo il modello di analisi marxista, Marvin Harris (stessa pettinatura di Joker ne Il Cavaliere Oscuro) propone una prospettiva che conduca a una vera scienza della cultura (attenzione!) e alla individuazione di leggi generali (attenzione!), che regolerebbero le società umane.

Praticamente: Gesù è tornato fra noi (d'altra parte Harris, non quello del bar, l'antropologo, è americano. E chi poteva essere il nuovo Gesù se non uno che indossa le mutande a stelle e strisce?).

Il materialismo culturale si fonda sul principio (attenzione!) secondo cui l'infrastruttura determinerebbe la struttura (attenzione!) e questa a sua volta sarebbe determinante per la sovrastruttura (attenzione!).

In pratica: una super cazzola.

Esimio! Non bastava dire che l'ambiente in cui viviamo determina il modo in cui ci organizziamo che a sua volta determina il modo in cui pensiamo?

Una prospettiva che ha molti punti in comune con un'altra corrente, chiamata ecologia culturale, che si sofferma sul rapporto tra le popolazioni e l'ambiente in cui vivono, analizzandone prevalentemente gli aspetti relativi all'adattamento e all'economia.

Di tendenza opposta è l'interpretativismo di Clifford Geertz, il quale molto semplicemente sostiene che per capire i fatti culturali locali bisogna pensare allo stesso modo di chi quei fatti culturali li sta compiendo.

In fine, ed era ora, i postmodernisti, i quali spostano l'attenzione sul processo di produzione del testo etnografico e fanno dell'analisi antropologica una critica culturale sempre più rivolta alla nostra (euro-americana) società.

Fine della seconda metà del secondo paragrafo del primo capitolo.