Suor Juana Inés de la Cruz e la Respuesta a Sor Filotea

Di Leonardo Nasuelli


In questo breve elaborato vorrei presentare la figura di Suor Juana Inés de la Cruz, religiosa e poetessa messicana. Nello specifico tratterò la sua Respuesta a Sor Filotea dove emerge la sua grandezza intellettuale, intelligenza e desiderio di ribellione a una società, a un mondo fondamentalmente maschilista.


Cenni biografici e il rapporto con la madre: la ribellione a un mondo maschilista


Suor Juana Inés de la Cruz, al secolo Juana de Asbaje y Ramírez de Santillana, nasce il 12 novembre 1648 a San Miguel de Napantla, nei pressi di Città del Messico.

Fondamentale è il rapporto con la madre, simbolo di fecondità e carnalità. 

Per tutta la sua vita, Suor Juana cercherà di liberarsi dalla presenza carnale della madre, vista come un limite alla sua affermazione intellettuale e come una categoria imposta da una società che la voleva, in quanto donna, come puro mezzo procreativo. Scopo della sua vita è essere fertile non sessualmente ma gnoseologicamente, come creatività e idee. 1

Fin dalla prima giovinezza è presente in Juana il desiderio di apprendere, di acculturarsi, di studiare. Ella stessa ci racconta che a tre anni seguiva di nascosto le lezioni della sorella maggiore per imparare a leggere e scrivere. Addirittura, cresciuta, chiese il permesso alla madre di travestirsi da uomo per frequentare l'università.

A diciassette anni entra alla corte del Viceré della "Nueva España" e si rende protagonista di una gara scientifica che la vede vincitrice, diventando famosa in tutto il vicereame.

Tra il 1667 e il 1668 entra in convento, come era consuetudine all'epoca per quelle donne che decidevano di non sposarsi. 

Qui, finalmente libera dai vincoli della fecondità materna, si dedica completamente agli studi componendo alcune delle sue opere più famose (quali El sueño e le commedie) e tenendo un vero e proprio circolo letterario.

Tra il 1687 e il 1690 Suor Juana scrive la sua unica opera teologica: Crisis de un Sermón o Carta Atenagórica.

In quest'opera Juana critica le parole del gesuita portoghese Antonio Vieyra sulle prove d'amore offerte da Cristo all'umanitá. 


Secondo Vieyra, esse consistevano essenzialmente nella crocifissione e nel suo amore incondizionato; secondo Suor Juana, invece, la più grande prova d'amore era aver assegnato agli uomini il totale libero arbitrio.

Una tale presa di posizione fu giudicata estremamente pericolosa, non solo per l'evidente audacia, ma anche, e soprattutto, per il fatto che una suora, una donna, osasse mettere in discussione l'intera autorità ecclesiastica affermando la totalità del libero arbitrio umano.

Un tale affronto suscitò l'immediato intervento del vescovo di Puebla, dove si trovava il convento di Suor Juana, che scrisse alla suora, sotto lo pseudonimo di "Suor Filotea", invitandola a "ritornare sui suoi passi", al ruolo che Dio ha assegnato alle donne: esse possono sí studiare ma lo studio deve essere finalizzato esclusivamente all'ambito privato e domestico.

Tre mesi dopo Suor Juana risponde a questa lettera (la celebre Respuesta) criticando fortemente le affermazioni del vescovo e rivendicando la libera educazione delle donne. 

Questo sarà l'ultimo atto di ribellione di Juana, un atto estremo che sancisce definitivamente una rottura col mondo contemporaneo, che vedeva la conoscenza come puro appannaggio maschile, e che costringerà Inés al silenzio definitivo fino alla morte, a causa di una pestilenza, nel 1695.


Analisi, struttura e contenuto della Respuesta


La lettera di risposta inizia con una sorta di "CAPTATIO BENEVOLENTIAE" dove l'autrice si scusa con "Suor Filotea" per il ritardo nel rispondere alla sua lettera, adducendo a motivo di ciò non l'umiltà ma la semplice ignoranza nei suoi confronti ("nulla ho da rispondere che sia degno ai vostri occhi") e la meraviglia, la gloria dovuta alla pubblicazione delle proprie opere.2

L'intero testo è pervaso da una fitta rete di dotte citazioni, che rendono particolarmente complessa la lettura della lettera e dimostrano l'incredibile erudizione di Suor Juana.

Dopo una serie di dichiarazioni di umiltà e sottomissione, la suora prosegue descrivendo la sua inclinazione per gli studi fin dalla più tenera infanzia. Vengono narrati alcuni aneddoti, quali le lezioni seguite di nascosto dalla madre per imparare a leggere e a scrivere e la richiesta, inascoltata, di travestirsi da ragazzo per frequentare l'università.

A questo punto Juana inizia in maniera sempre più feroce e concitata a criticare la società del tempo e gli impedimenti che essa creava alle donne che desiderassero studiare.

Innanzitutto afferma di non essere affatto pentita di aver studiato tanto ma, piuttosto, di non averne tratto sufficiente profitto: di aver studiato tante discipline, senza, tuttavia, essersi concentrata su qualcuna specifica. Il desiderio di sapere le è costato molto: non era bene che una suora, una donna studiasse, poiché avrebbe potuto rischiare di perdersi.3 

Tuttavia, nonostante i continui impedimenti sia imposti che derivanti dalle circostanze (visite delle consorelle, attività religiose), le riflessioni sulle materie di studio erano costanti e spesso involontarie: Juana ricorda che, per esempio, l'osservazione delle biglie lanciate sulla sabbia da una bambina la spingeva inevitabilmente a riflettere sulla natura della traiettoria di un corpo e sulla forma sferica dell'oggetto.

Se in un uomo il costante desiderio dello studio è cagione di merito, in una donna è osteggiato, motivo di rifiuto. 

Tale istanza viene ferocemente criticata da Juana, critica che si rivolge in particolare alle celebri parole di San paolo: "Mulieres in Ecclesiis taceant, non enim permittitur eis loqui" ("tacciano le donne nelle Chiese, non sia loro permesso di parlare"). 

Queste parole vengono duramente criticate da Suor Juana, che, innanzitutto, per dimostrare che le donne hanno le medesime capacità intellettuali degli uomini, fa una lunga enumerazione di una serie di donne famose per le loro qualità intellettuali e di erudizione (Esther, Cristina di Svezia, Ipazia).

Successivamente fa una lunga critica diretta all'espressione di San Paolo. Innanzitutto, dice Suor Juana, tale frase si rivolgeva alle donne non perché non dovessero studiare, quanto perché, durante le celebrazioni al tempo del santo, le donne trasmettevano oralmente gli insegnamenti religiosi spesso disturbando la celebrazione. Inoltre tacere dovrebbero piuttosto gli uomini che, per il fatto di essere tali, si credono savi e intelligenti a tal punto da interpretare a loro piacimento le sacre scritture. 

Costoro dovrebbero tacere, non le donne che desiderano imparare.

Tuttavia, nonostante l'ovvietà di ciò, tale frase è diventata una sorta di dogma, di regola nel corso delle varie epoche, tale per cui si è sempre impedito alle donne lo studio. Juana dice, a questo punto, che alle donne sarebbe possibile studiare se solo si trovassero delle insegnanti sufficientemente preparate ma, poiché di donne sagge anziane ce ne sono poche, si preferisce non farle studiare in quanto sarebbe vergognoso e pericoloso stabilire un'intima relazione, quale può essere quella tra insegnante e allievo, con un insegnante uomo. In poche parole manca la volontà di far studiare le donne, di cercare loro delle insegnanti preparate.

Juana prosegue la sua accusa dicendo di trovare futili le accuse rivoltele a causa della composizione della lettera atenagorica. Ritiene ella di aver infatti solamente espresso un'opinione in totale libertà, cosa perfettamente legale e possibile, dal momento che quanto espresso dal gesuita De Vieyra non era un dogma ma un'opinione, tra l'altro contraria a quanto stabilito dai santi.


Inoltre, ella si domanda perché la sua abilità di fare versi venga tanto criticata, dal momento che essa è sempre stata praticata in ambito ecclesiastico (viene citato Il cantico dei cantici), anche dalle donne. 

Inoltre nei suoi versi non sono mai state trattate tematiche indecorose, motivo per cui a Juana pare futile l'accusa rivolta ai suoi versi di impudicizia.3

A questo punto Sor Juana, rendendosi conto di aver osato davvero troppo, conclude la lettera affermando di aver scritto non per suo volere ma per esclusivo desiderio del suo confessore, cui sempre con umiltà rimetterà le future opere, scusandosi per l'eventuale mancanza di rispetto.


Conclusione


Concludo dicendo che questa figura di grande letterata è davvero interessante in quanto non solo dimostra un enorme coraggio nel criticare l'avversione che la società contemporanea provava per lo studio delle donne, ma anche per l'incredibile attualità del suo messaggio. 

Sia donne che uomini hanno il medesimo diritto allo studio.

Questo non è qualcosa di ovvio, in quanto ci sono parti del mondo dove le donne non hanno ancora le stesse possibilità di studio degli uomini. Addirittura c'è qualcuno, anche nella nostra società occidentale, che mette in discussione questo principio fondamentale, sostenendo che le donne non dovrebbero avere le stesse realizzazioni dell'uomo.

Suor Juana ci insegna, invece, che le donne possono avere le stesse capacità dell'uomo, possiedono lo stesso intelletto e hanno il medesimo diritto di realizzarsi nello studio e in qualunque altra attività.

Bibliografia:


1 Suor Juana Inés de la Cruz, Risposta a Suor Filotea, a cura di Angelo Morino, Edizioni La Rosa Torino 1980, pag. V 

2 Suor Juana Inés de la Cruz, op. cit., a cura di Angelo Morino, Edizioni La Rosa Torino 1980, pag.  

3 Suor Juana Inés de la Cruz, op. cit., a cura di Angelo Morino, Edizioni La Rosa Torino 1980, pag. 16 - 17 3