Una storia che si ripete & altre 4 poesie

15.02.2021

Di Andrea Abruzzese


1. Una storia che si ripete


Quando ero piccolo vidi mio padre salutare la vita,

con una corda di volti incappucciati.

Mia madre, allora, mi raccontò la storia della mia gente,

mi parlò di mia nonna e del cotone nei campi,

del padrone che ne fece dell'impressionismo astratto,

dipingendo di rosso quei batuffoli bianchi.

Quando divenni ragazzo, un proiettile in divisa,

donò mia madre all'eternità e alle stelle.

Camminava sola nel buio, dissero, colpa della pelle.

Fu così che decisi di unirmi alle proteste,

di essere ruggito di pantera.

Ma non mi ritennero degno di questa terra,

neanche quando partii per difenderla in guerra.

Alcuni fratelli giacciono ancora nel fondo del Saigon,

molti ritornarono avvolti nella bandiera,

e non pochi laccio emostatico, morte nelle vene.

E la storia si ripete, ora che sono canuto e curvo,

e aspetto il mio tempo contando lune piene.

Oggi, vedo mio figlio gridare i suoi ultimi respiri,

il volto premuto sotto il ginocchio di quell'odio.

Nel vento sento ancora il tintinnio delle catene,

e le onde infrangersi contro le navi,

mentre altri versano lacrime su vecchi imperi,

su eroi di bronzo, mercanti di schiavi.

E il sangue ancora gela, nel pensare

che ci hanno resi liberi per poterci incatenare

a ceppi di ingiustizia e povertà.

Ma ai nipoti racconto la storia della nostra gente,

del domani, di oggi, di ieri,

dei tanti di noi che hanno costruito stelle e strisce,

perché non provino rancore, e della loro pelle siano fieri.


2. Partigiani


Lasciammo orme di giovinezza,

nei campi e nelle montagne.

E non fu nel fregiarsi da eroi,

la nostra forza, ma nella bellezza

di esistere compagni e compagne.

Nel guardare l'Italia e dire:

"Siete voi, siamo tutti noi!"

Con questa speranza,

lottammo con lacrime dal cuore

a lavare via il sangue dalla pelle.

Lottammo con la coscienza

a gravare sulle spalle.

Costretti a sacrificare l'essere umani,

dalla fredda canna di un fucile,

stringendo forte, per non lasciare

che l'anima sfuggisse dalle mani.

E donammo alle stelle la nostra sorte,

pregando il buon Dio, che non venisse morte.

Ma in tanti morirono uomini liberi,

per rinascere libertà. Affinché il male

fosse soffiato via dai fiori dell'aprile.

E noi sopravvissuti, contati dal passare dell'età,

guardiamo le nostre anime, ferite di tempi lontani,

e sappiamo che rinasceremo, ancora libertà...

che moriremo, sempre Partigiani.


 3. Quarantena di gelosia


Tic tac tic tac

Lei ode il tempo scandito nel letto di quarantena.

Lui è nell'altra stanza, più scuro del buio,

più vuoto del nulla che aliena.

Ma alla TV hanno detto che andrà tutto bene.

Tic tac tic tac Tutto...

Ma sono anni che i sogni di lei

hanno la dissolvenza di un B-movie,

nell'incubo di rami spezzati,

in un amore lacerato da taglienti rovi.

Costretta ad essere spiata

dai mille occhi di una gelosia serrata...

Ma andrà tutto bene! Tic tac tic tac

Lui entra nell'alcova profanata dall'odio,

i suoi passi hanno il suono dell'addio.

Lei trattiene il respiro, fuori cadono bianchi fiocchi,

e nella sua mente ripete che andrà tutto bene.

Tic tac tic tac

Sente l'aria muoversi, un sibilo a liberarla dalle catene,

non ha più paura, sorride e chiude gli occhi.

Andrà tuttic tac tic...



*

4.Quello che conta


Sono un bambino come tanti

a cui piace imparare, stare 

con i miei compagni di classe.

Sono un bambino come tanti

a cui piace giocare, che si diverte con poco. 

Sono un bambino come tanti

che vuole crescere felice, avvolto

dalla gioia e dall' amore,

che come tanti della mia età, ama sognare.

Ma a molti non importa, che io sia solo un bambino,

che sia nato in Italia, da genitori italiani.

Loro vedono solo il colore della mia pelle,

che vivo in un campo, in baracche fatiscenti.

Hanno deciso che sono un criminale,

un nemico da sconfiggere, un attentatore

di culture gaudenti, senza conoscere,

quanto amore sia capace

di portare nel mio cuore.

E fu così che un giorno,

le parole d'odio di un ministro

hanno abbattuto la mia casa,

e quelle di altre innocenti anime,

senza umanità, come ruspe ruggenti.

I miei sogni... persi tra le lacrime.

Ma non mi abbatto, e nel cuore non porto rancore.

Nella mia innocenza di bambino,

quello che conta, non dovrebbe essere

quali sono le origini, quale il colore,

dove si sia nati, quale dio si veneri...

L'importate è quanto pura sia l'anima mia

5. M2F F2M


Da giovane, alitava sulla sua immagine riflessa,

sperando di vederla riapparire diversa.

Sperando di sentirsi un'anima completa,

un'anima salva, un'anima lieta.


Un giorno i suoi cari l'allontanarono,

sputandole in faccia il sesso del suo nome,

preoccupandosi delle sentenze altrui,

non di sentire la verità della sua ragione.


Ma anche senza il loro amore, mutò il suo aspetto,

facendo emergere quello interiore, il suo essere perfetto.

Era decisa a liberarsi da quella stretta gabbia

di forme e appendici, di cui viveva prigioniera.


E si scoprì, finalmente, un'anima sorridente,

un'anima vera, camminare, fiera, tra la gente.

Tra chi si scansava, chi la chiamava mostro, chi la vedeva

come un altro scarafaggio, da ferire con una mela.


E il suo sorriso era rivolto a quelli

che si erano offerti ad un bisturi,

per cancellare i loro immaginari difetti,

o per cercare di celare l'età dei loro cuori.

Quelli che non la pensavano tra gli eletti,

e si credevano esseri migliori.


Ma era un'anima che non giudicava,

un animo gentile, votata alla tenerezza,

nelle botte e negli insulti altrui,

vedeva la loro debolezza.


E quando l'abbandonarono alla notte,

sorrise libera da ogni incertezza,

non un rimpianto sul suo viso,

ma regalò il suo ultimo sguardo alle stelle.


E quei riflessi aprirono l'inferno ai cuori neri,

a lei le porte del Paradiso.