Uno dei tanti

29.05.2020

Di Paolo Dal Canto


Il primo pezzo si era staccato quando ancora era un bambino. 

Uno schiaffo, uno schiaffo di sua madre. Aveva rovesciato un bicchiere di succo sulle lasagne appena sfornate, quelle lasagne che le avevano occupato tutta la mattina.

Un colpo improvviso.

Non aveva mai ricevuto uno schiaffo da sua madre.

Qualche scapaccione, un paio di scappellotti sulla testa, ma schiaffi mai.

E gli aveva fatto male, malissimo.

Non era tanto il male fisico, quanto quello che sentiva dentro di sé. Un dolore profondo, intimo, insopportabile. Gli aveva preso stomaco e intestino, glieli aveva annodati: poi era salito fino alla gola, stringendola fino a farlo soffocare, e solo alla fine aveva raggiunto il cuore. Ed era stato proprio lì, in quel momento, che aveva sentito per la prima volta quello strano rumore, quasi un tintinnio, il suono di una moneta che cade e rimbalza, e rotola, rotola via.

Aveva guardato a terra.

Sua madre lo aveva osservato severa: "È inutile che abbassi lo sguardo."

Ma lui non lo aveva abbassato per paura o vergogna, stava solo cercando a terra. Cosa mi è caduto? Un dente, forse davvero una monetina, un bottone, che cosa?

E poi eccolo, sotto la sedia, quel pezzettino rosso che brillava: lo aveva raccolto e poi nascosto, infilato nella tasca dei pantaloni.

A letto senza cena.

Sguardo basso, magari ce ne sono altri, si era incamminato verso la sua camera; poi, chiusa la porta, aveva sfilato quello strano oggetto dalla tasca, si era seduto sul letto e aveva cominciato a studiarlo. Cos'è? Era rosso, brillava. Il rosso si attaccava alle dita, le colorava, sembrava sangue. Era duro, ma premendolo cedeva un po' e poi... poi aveva qualcosa di davvero strano, sembrava muoversi, piccole contrazioni quasi impercettibili, ma lui le sentiva sotto le dita.

Provò a lasciarlo cadere. Lo stesso tintinnio, un paio di rimbalzi, per poi rotolare vicino ai suoi piedi. Provò a sfiorarlo con la punta dell'alluce. Era caldo. Ecco, è anche caldo. Lo raccolse e lo nascose in mezzo alle pagine del libro che teneva sul suo comodino. Poi spense la luce.

Ora di dormire.

Fece per chiudere gli occhi, ma una leggerissima luce attirò la sua attenzione.

Proveniva dal comodino, dal libro, dalle pagine del libro.

Era quel pezzettino, quel piccolo pezzettino rosso.

Il primo.

Negli anni vennero gli altri.

Piccoli pezzi di vario colore: grigi, rosa, rossi, quasi neri. Piccoli pezzi che cadevano, tintinnavano, rimbalzavano. Pezzi da raccogliere, nascondere.

All'inizio proprio non riusciva a capire cosa fossero, da dove venissero. Lui li raccoglieva, li studiava, per poi infilarli in una busta che sistemava sotto il materasso.

Ogni tanto li tirava fuori, li rovesciava sul pavimento, li osservava. Lo faceva anche la sera, al buio. Brillano. Cosa sono? Da dove arrivano? Non trovava risposte.

Poi un giorno cominciò a capire. Ne aveva già un piccolo gruzzoletto. Cadevano sempre e solo in situazioni particolari, quasi sempre tristi, dolorose, momenti difficili, momenti di rabbia e rancore.

Piccola delusione d'amore e un piccolo pezzo rosso rotolava sul pavimento.

Denigrato, sminuito - "Sei proprio uno stupido" - e un piccolo pezzo grigio rimbalzava e si nascondeva.

Preso in giro, insultato, e il nero cadeva e si schiantava.

Piccoli pezzi di cuore, stomaco, fegato e cervello.

Uno spavento, paura di non farcela, ansia, ed era il polmone a lasciar andare un piccolo frammento. E lui raccoglieva, raccoglieva i pezzi. Raccoglieva pezzi quando sua madre lo sgridava, raccoglieva pezzi quando il padre lo prendeva a ceffoni, quando a scuola arrivava un brutto voto o quando gli amici lo schernivano. Raccolse pezzi quando la ragazza che gli piaceva scoppiò a ridere davanti alla sua goffa dichiarazione d'amore.

Piano piano arrivarono pezzi sempre più grandi, pesanti: le aspettative deluse dei suoi genitori, le menzogne, i primi problemi sul lavoro, le delusioni d'amore, i fiaschi, i fallimenti. E i pezzi cadevano, e lui li raccoglieva.

Ora viveva da solo, un piccolo appartamento. La sera svuotava le tasche - pezzi di tutte le dimensioni e colori - li lasciava cadere per terra, li osservava, cercava di dare loro un ordine, una forma, e poi li infilava nella busta, sempre più gonfia, piena, e andava a dormire. Viveva e raccoglieva.

Arrivò il giorno in cui si sposò. Una splendida moglie e dopo pochi mesi un bellissimo, piccolo, marmocchio. Per un po' i pezzi smisero di cadere e tutto sembrava essersi calmato. Aveva trovato un buon lavoro, era innamorato, aveva una casa, una famiglia. La sera tornava, si sedeva a tavola con loro, poi in salotto le chiacchiere, l'intimità, la serenità, la gioia, la felicità. Presto si dimenticò della busta, chiusa in un cassetto del suo studio.

Fino a quando, un giorno, un dolore, un rumore, un piccolo tintinnio, una stupidata, un piccolo litigio. Abbassò lo sguardo e lo vide, rosso, un piccolo pezzettino rosso e piano piano ricominciarono a cedere, staccarsi, schiantarsi e ricominciò la raccolta.

Tornava a casa stanco, problemi sul lavoro, l'economia, le tasse, il governo, i colleghi, l'umore sempre più nero - come i pezzi che cadevano - e poi le incomprensioni con il figlio che cresceva, la moglie che non capiva.

Tornava a casa e quasi non salutava, andava a chiudersi nello studio, svuotava le tasche e guardava.

Un giorno decise di mettere un po' di ordine, di dare un senso, una forma a ciò che vedeva. In fondo si trattava solo di un grande, immenso puzzle. Cominciò a prendere i pezzi e a metterli insieme. Li attaccava gli uni agli altri, i colori diversi, le forme diverse, e ogni volta qualcosa di nuovo si formava davanti ai suoi occhi. Cercava di creare un'immagine, l'immagine che egli aveva di se stesso, ma ogni volta quello che vedeva era sempre più simile a un mostro: fino a quando cominciò a pensare che forse era proprio questo che era, un mostro.

Un giorno al lavoro si sentì male, una discussione violenta con un collega, e tanti piccoli pezzi caddero al suolo. Li raccolse e poi chiese se poteva tornarsene a casa:

"Non sto bene. No, niente di grave, un malessere. A domani, ci vediamo domani."

Quando rientrò a casa passò davanti alla camera del figlio - cuffie in testa, giocava al computer - poi, andando verso lo studio, sentì dei rumori provenire dalla camera da letto. Si affacciò, in silenzio. Sua moglie a cavalcioni del corpo nudo del vicino. Rimase lì, impietrito, immobile, mentre quei due corpi si muovevano, si penetravano, si abbracciavano. Rimase lì fino a quando non sentì il rumore di tanti piccoli pezzi che cadevano sul pavimento. Erano di tutti i colori. Si chinò a raccoglierli, in silenzio, vicino a quel letto.

Ultimo cadde un grosso pezzo dal petto, rosso, come il sangue, come il primo.

Lo prese, lo strinse a sé, e andò verso lo studio. Per terra i frammenti lasciati lì dalla sera prima. Si riconobbe in quella figura mostruosa che giaceva sul pavimento. Mancavano pochi pezzi a completarla. Li tolse dalle tasche, li attaccò, e per ultimo mise quello che ancora si stringeva al petto. Poi si sedette vicino alla porta dello studio per un'ora, forse due, a guardare quella figura mostruosa. Sentì le risate, i saluti con il vicino, il sussurrare complice, il rumore di baci. Aspettò ancora qualche minuto, fino a sentire le voci della moglie e del figlio in salotto. Si sentiva svuotato.

Staccò l'immagine dal pavimento, la piegò, senza alcuna rabbia, quasi con rassegnazione. La piegò più e più volte, come un fazzoletto, e poi la infilò a fatica nella busta; prima però staccò un piccolo, piccolissimo pezzo rosso, proprio lì dove doveva esserci il cuore. Lo prese e se lo mise dentro il taschino sinistro della camicia, vicino al petto. Ci mise sopra la mano. Ne sentì la piccola vibrazione, come un piccolo battito.

Uscì dallo studio cercando di non fare rumore e poi andò in salotto, fingendo di essere appena rientrato dal lavoro. Salutò il figlio, la moglie, e sentì il piccolo pezzettino rosso agitarsi nel taschino.

Forse...

"Vado un attimo in bagno, torno subito."

Prese un paio di forbici, andò in bagno e chiuse la porta a chiave. Distrusse in mille pezzi il contenuto della busta e lo buttò. Si tenne solo il piccolo pezzo rosso che aveva nel taschino.

Seduto sul bordo della vasca, si asciugò gli occhi con un fazzoletto, costruì il suo miglior sorriso e tornò in salotto da sua moglie e suo figlio.