POESIE

Un minuto di silenzio per chi piange quasi certamente in solitudine

Di Mirko G. Rauso


tutto significa tutto

nella miseria


confini da affilare


rocce intere


da ingoiare


esserlo


così


fuori da tutti


sembra difficile


non di nuovo


ti apri


un volo


mi inviti dentro


per una tazza


di vino e gin


posso dividere me stesso


sempre di più


pagare i lunghi dividendi


a tutto ciò che sei


avevo paura di scomparire tra le tue fauci

medicine


in vacanza


inviti


tutti aperti


prendimi a calci


nel pavimento


oh, sono sangue


attraverso


le incanalature


i marmi


le fessure


la sfera


oh, è veleno


prega per il mio aiuto


sono io


che prego


per il tuo


ritorna


siamo all'inferno


teste sul muro


senti che tutto gira?


tutto gira

Quando ti vedo andare & Migrans Hirundo

Di Andrea Galli


1. Quando ti vedo andare


Quando ti vedo andare con piglio di battaglia

all'attacco dei tuoi giorni

penso che non v'è muro

armato che ti possa disarmare.

Più ampio il varco per te.


2. Migrans hirundo


La rondine che si posa

esausta sulla gronda

e ne fa un amato temporaneo domicilio

è la nostra inossidabile attitudine.

Quando s'inciela e migra

solo allora ci sentiamo vivi 

Una storia che si ripete & altre 4

Di Andrea Abruzzese


1. Una storia che si ripete


Quando ero piccolo vidi mio padre salutare la vita,

con una corda di volti incappucciati.

Mia madre, allora, mi raccontò la storia della mia gente,

mi parlò di mia nonna e del cotone nei campi,

del padrone che ne fece dell'impressionismo astratto,

dipingendo di rosso quei batuffoli bianchi.

Quando divenni ragazzo, un proiettile in divisa,

donò mia madre all'eternità e alle stelle.

Camminava sola nel buio, dissero, colpa della pelle.

Fu così che decisi di unirmi alle proteste,

di essere ruggito di pantera.

Ma non mi ritennero degno di questa terra,

neanche quando partii per difenderla in guerra.

Alcuni fratelli giacciono ancora nel fondo del Saigon,

molti ritornarono avvolti nella bandiera,

e non pochi laccio emostatico, morte nelle vene.

E la storia si ripete, ora che sono canuto e curvo,

e aspetto il mio tempo contando lune piene.

Oggi, vedo mio figlio gridare i suoi ultimi respiri,

il volto premuto sotto il ginocchio di quell'odio.

Nel vento sento ancora il tintinnio delle catene,

e le onde infrangersi contro le navi,

mentre altri versano lacrime su vecchi imperi,

su eroi di bronzo, mercanti di schiavi.

E il sangue ancora gela, nel pensare

che ci hanno resi liberi per poterci incatenare

a ceppi di ingiustizia e povertà.

Ma ai nipoti racconto la storia della nostra gente,

del domani, di oggi, di ieri,

dei tanti di noi che hanno costruito stelle e strisce,

perché non provino rancore, e della loro pelle siano fieri.

2. Partigiani

Lasciammo orme di giovinezza,

nei campi e nelle montagne.

E non fu nel fregiarsi da eroi,

la nostra forza, ma nella bellezza

di esistere compagni e compagne.

Nel guardare l'Italia e dire:

"Siete voi, siamo tutti noi!"

Con questa speranza,

lottammo con lacrime dal cuore

a lavare via il sangue dalla pelle.

Lottammo con la coscienza

a gravare sulle spalle.

Costretti a sacrificare l'essere umani,

dalla fredda canna di un fucile,

stringendo forte, per non lasciare

che l'anima sfuggisse dalle mani.

E donammo alle stelle la nostra sorte,

pregando il buon Dio, che non venisse morte.

Ma in tanti morirono uomini liberi,

per rinascere libertà. Affinché il male

fosse soffiato via dai fiori dell'aprile.

E noi sopravvissuti, contati dal passare dell'età,

guardiamo le nostre anime, ferite di tempi lontani,

e sappiamo che rinasceremo, ancora libertà...

che moriremo, sempre Partigiani.

3. Quarantena di gelosia

Tic tac tic tac

Lei ode il tempo scandito nel letto di quarantena.

Lui è nell'altra stanza, più scuro del buio,

più vuoto del nulla che aliena.

Ma alla TV hanno detto che andrà tutto bene.

Tic tac tic tac Tutto...

Ma sono anni che i sogni di lei

hanno la dissolvenza di un B-movie,

nell'incubo di rami spezzati,

in un amore lacerato da taglienti rovi.

Costretta ad essere spiata

dai mille occhi di una gelosia serrata...

Ma andrà tutto bene! Tic tac tic tac

Lui entra nell'alcova profanata dall'odio,

i suoi passi hanno il suono dell'addio.

Lei trattiene il respiro, fuori cadono bianchi fiocchi,

e nella sua mente ripete che andrà tutto bene.

Tic tac tic tac

Sente l'aria muoversi, un sibilo a liberarla dalle catene,

non ha più paura, sorride e chiude gli occhi.

Andrà tuttic tac tic...

*

4.Quello che conta

Sono un bambino come tanti

a cui piace imparare, stare

con i miei compagni di classe.

Sono un bambino come tanti

a cui piace giocare, che si diverte con poco.

Sono un bambino come tanti

che vuole crescere felice, avvolto

dalla gioia e dall' amore,

che come tanti della mia età, ama sognare.

Ma a molti non importa, che io sia solo un bambino,

che sia nato in Italia, da genitori italiani.

Loro vedono solo il colore della mia pelle,

che vivo in un campo, in baracche fatiscenti.

Hanno deciso che sono un criminale,

un nemico da sconfiggere, un attentatore

di culture gaudenti, senza conoscere,

quanto amore sia capace

di portare nel mio cuore.

E fu così che un giorno,

le parole d'odio di un ministro

hanno abbattuto la mia casa,

e quelle di altre innocenti anime,

senza umanità, come ruspe ruggenti.

I miei sogni... persi tra le lacrime.

Ma non mi abbatto, e nel cuore non porto rancore.

Nella mia innocenza di bambino,

quello che conta, non dovrebbe essere

quali sono le origini, quale il colore,

dove si sia nati, quale dio si veneri...

L'importate è quanto pura sia l'anima mia

5. M2F F2M

Da giovane, alitava sulla sua immagine riflessa,

sperando di vederla riapparire diversa.

Sperando di sentirsi un'anima completa,

un'anima salva, un'anima lieta.

Un giorno i suoi cari l'allontanarono,

sputandole in faccia il sesso del suo nome,

preoccupandosi delle sentenze altrui,

non di sentire la verità della sua ragione.

Ma anche senza il loro amore, mutò il suo aspetto,

facendo emergere quello interiore, il suo essere perfetto.

Era decisa a liberarsi da quella stretta gabbia

di forme e appendici, di cui viveva prigioniera.

E si scoprì, finalmente, un'anima sorridente,

un'anima vera, camminare, fiera, tra la gente.

Tra chi si scansava, chi la chiamava mostro, chi la vedeva

come un altro scarafaggio, da ferire con una mela.

E il suo sorriso era rivolto a quelli

che si erano offerti ad un bisturi,

per cancellare i loro immaginari difetti,

o per cercare di celare l'età dei loro cuori.

Quelli che non la pensavano tra gli eletti,

e si credevano esseri migliori.

Ma era un'anima che non giudicava,

un animo gentile, votata alla tenerezza,

nelle botte e negli insulti altrui,

vedeva la loro debolezza.

E quando l'abbandonarono alla notte,

sorrise libera da ogni incertezza,

non un rimpianto sul suo viso,

ma regalò il suo ultimo sguardo alle stelle.

E quei riflessi aprirono l'inferno ai cuori neri,

a lei le porte del Paradiso.

Focolare

Di Andrea Galli



Siedo, giaccio, stagno sulla riva

rare increspature su questa macchia

di lago, un pezzo di legno sfida

la corrente, alfine disappare.


L'uomo avanza tra la folla

urta spalle s'attossica d'aliti

altrui, lordo ormai d'una gromma

di indetergibili mali.


Siedo ancora, contemplante.

M'è indifferente la lama

di luce che ha squarciato la trama

di nubi un istante.


Voci, richiami, strilli d'illusioni

lo incitano, sirenici canti.

Sa di non dover ascoltare.

La meta si conquista guardando avanti.


Siederei sino a vuotare dei miei giorni la clessidra.

Ma al batter dell'ora tu ritorni

fresca roggia rorida di linfa

che dispensi gentile.


Apre la porta.

Musica primitiva tellurici battiti

Tacciono d'improvviso.

Lo accoglie il crepitio del focolare,

il vocio di casa che placa il mare.


Confini & Al mio amico Dorian 

Di Alessio Di Cerchio


Confini.


Guardo più in là,
Oltre ciò che possa vedere,
Per accorgermi che
Non mi è dato sapere
Cosa ci sia oltre il sole,
Oltre l'orizzonte che delinea il mare.

Allora rinuncio a vedere
E mi accontento di ciò che posso toccare
E mi rattristo per ciò che non posso
Più toccare,
Le tue mani
E i tuoi capelli.

E mi rattristo per ciò che non posso dimenticare,
Le serate insieme
E il tuo volto.

Dunque cosa resta?
I confini
Che mi ricordano di essere mortale,
ricordi
Che non posso dimenticare
E mani
che non posso più toccare.

**

Al mio amico Dorian.


Vieni, siediti al mio fianco
ti racconto una storia.
Vedi quel prato? I fiori che germogliano?
Sono i doni dal mondo
al cospetto di Dio.
Osserva. Il sole tramonta
Ed è il più amato.
Dorian, i momenti più belli
sono quelli in cui ci sei senza accorgertene,
perché sei sospeso tra lo stupore e l'ingenuità della mente
che coglie e afferra
le immagini e colori del mondo.
Ascolta Dorian, se vuoi cercarmi
rivolgiti al suono del vento,
non chiamarmi
ma resta in silenzio
e immagina di stare in mezzo alle parole che non ci siamo detti.

Oh mio amico
quanto vorrei che tu fossi davvero vicino a me
per raccontarti una storia,
invece mi lamento e mi accontento di quelle immagini che ti somigliano.

Rivivo nella mia stanza piena di calore
i momenti passati insieme,
mi rattristo perché sono passati in fretta.

Mi commuovo e mi felicito
Perché il vero Dorian
sono proprio io. 

Repuote

Di Eugenio Cirese


Ottant'anne so tante a fa la conta 

e tante pe suffrirle; 

ma quande z'arraconta 

e sò passate, 

iè come fusse state nu salustre; 

na lampa e può lu scure. 

lu decive tu pure: 

-Eh, la vita che iè? 

Ciuciù, ciuciù, ciuciù 

Vuvu, vuvu. 

E può? 

Na iaperta de vocca e iè finite


TRADUZIONE:

Ottant'anni sono tanti a fare il conto/ e tanti per soffrirli; /ma quando si racconta/ e sono passati, / è come se fosse stato un lampo: / una fiammata e poi lo scuro. Lo dicevi tu pure:/ Eh, la vita che è?/ Ciuciù ciuciù ciuciù,/ vuvù vuvù./ E poi?/Un'apertura di bocca ed è finita.... 


TRATTO DA: Oggi domani ieri. Tutte le poesie in molisano, le musiche ed altri scritti, a cura di A.M. Cirese, Isernia, Marinelli, 1997.

Dopo averti dovuto dire addio

Di Daniele Cesarotti


La routineè una mortale garitta

in cui riscattare l'imperizia mia

respiro affondo e siedo

ricordo: c'è un passato di burro che

si affetta con un coltello di carta

dimentico:non ero mai nei tuoi minuti

mentre tu scorrevi tra i miei

metto da parte:trovo un filo di voce 

per dirti addio

Collocazioni geometriche

Di Daniele Cesarotti


In quella dimensione

tu stai salendo le scale

con il chiocco dei tacchi

che riverbera nell'ampio atrio,

apri la porta e saluti mamma,

poi schiudi la borsetta e la poggi

sul tavolo sfilando una sigaretta,

ti siedi nella panca del camino

e nell'attesa discorri

pausata col fumo in bocca.


Prendi un tondino di legno

che poggi nel cumulo ardente,

con le pinze disgreghi

quegl'infuocati blocchi,

si colorano le guance nel riflesso

delle rinnovate fiamme

ora impresse nelle tue iridi,

riponi la cicca spegnendola

sulla cocente ghisa nera.


Soffi via i cenerei fiocchi che

turbinano come coriandoli

adagiati sul tuo maglione,

così batti la mano sul petto

liberando il cotone caldo.


Arrivo dall'altra stanza

e ti bacio sulle labbra:

Com'è andata la giornata?


Bene, mi sei mancato.

Anche

tu.

Tutte le volte che non ti ho amato

Di Daniele Cesaretti


L'acerba frutta settembrina

i pomodorini secchi abbandonati

il bramito dei caprioli

qua sotto nei vicini campi

e il salnitro in cantina odora

del timido bagliore lunare che

penetra spicchiando la trapunta

le briciole del tavolo abitano il tavolo

il tuo maglione di ciniglia

indisturbato dorme sulla sedia

si culla una treccia d'aglio

nel chiarore della cucina opaca

la tazza vestita di calda ceramica

dove trova rifugio l'assopito filtro

enfio come le promesse riposte

nel fusiforme vaso cotto

tanti steli si curvano lì vinti

la polvere si compone soffice

tra gli scaffali levigati

alla stregua degli errori

tra minuti magramente imitati

il tappo di sughero digerito

dal gres rosso sul balcone

e la finestra parla con le stelle

sopra, là, altrove,

dove questo immenso cielo

resta

per tutte le volte che non ti ho amato.

POESIA 1

Di Valentina Casadei


Addolorata nella parola

nella convalescenza della luce

ridai alla cornice del capo

una parvenza di paradiso

aureole come aloni di sporco

e tutto vola

nel turbinio

del tuo soffio mesto

mentre Itaca è in fiamme

e attende corpi grondanti

che abbraccino le fiamme

e spengano il dolore dell'incendio

ATTRAVERSO

Di Yuri Ferrante


Ci sono anime sole

che viaggiano al buio

tra le persone

per non farsi del male.

Illudersi di essere come gli altri,

ma non c'è noia nella follia

e non si può fingere di essere Re

quando si balla come schiavi.

Tra vortici e silenzi

nei venti che passano tra i cementi,

forse un soffio ti sfiora a rivelare

che un tuo sorriso ha conseguenze.


PARALLELE SPORCHE

Di Yuri Ferrante


In te abita una luce,

la nascondi sottopelle

mi piacerebbe scoprire a cosa conduce.

Se rimane sempre accesa

o se si spegne quando il paese tace.

Ti abbandoni al suono dei torrenti

provando a oltrepassare i ponti,

si arriva all'altra riva

e trasciniamo il corpo,

lo stesso di prima.

Un lampadario di cristalli

in una sala degli specchi

o solamente un lume

al centro di una stanza?

Siamo parallele sporche

ci sfioriamo per sbaglio,

attimi distratti che non significano niente.

Il mio vagone segue il binario

fermate e gallerie, chiudo gli occhi

il bagliore della scia

passa a fianco, penetra il pensiero.

Abbasso il finestrino, credo per riflettere

non c'è che aria, sparata sulla faccia

a cancellare le domande, ne resta solo una.

Vorrei sapere

se sei felice.


              GUARDA

Di Claudio Spinosa


 

Guarda
proprio di fronte a te
puoi vedere un corpo in lacrime
di sangue invisibile
Sabbia increspata
e tormenti che vanno a colpi di maglietto 
Sono l’uomo asfalto bollente
il prossimo strato coprirà il mio.

POESIA 1

Di Enrico Papaccio



Si vien svegliando il piccolo uomo

all'aprir dell'occhi un grido di dolore

solo tenebre nei raggi del sole

quale tristezza incontrò in quel mondo 

paura fu il sentimento primo

rabbia il secondo


sconsolato li richiuse

giurandosi di riaprirli un giorno coraggioso


Si vien svegliando il piccolo uomo

nell'aprir dell'occhi un grido di dolore

solo tenebre nei raggi del sole

quale tristezza incontrò in quel mondo

paura fu il sentimento primo

rabbia il secondo

odio il terzo


Sconsolato li richiuse

giurandosi di riaprirli un giorno coraggioso


Si vien svegliando l'uomo

nell'aprir dell'occhi un grido di dolore

tenebre vi erano in quel mondo solo e povero

quale tristezza provò nell'osservarlo

paura fu il sentimento primo

rabbia il secondo

coraggio il terzo


POESIA 2

Di Enrico Papaccio



Il muro è freddo, inanimato. Ma egli vi si appoggia.

Le grida, i lamenti, un eco intollerabile.

Un ghigno appare sadico come moltiplicatore di sofferenza

  • Non lo fate - l'urlo silenzioso dell'anima
  • Non lo fate - e piange

Ricoperto di stracci, meschinamente umiliato, umano egli si rivolge alla risposta che non arriva

  • Non lo fate - urla senza emetter suono

L'uomo è freddo, inanimato. Ma il muro lo sostiene


POESIA 3

Di Enrico Papaccio



Una strana sensazione ingabbia la mia fiducia da pochi ma lunghissimi giorni.

E' la disperazione che a tonnellate soffoca senza permettere alla fiducia di riaffiorare;

Tutti a guardar male il mio realismo;

Tutti a finger di non vedere.

Eppure io lo so: so che siete voi i padroni di quella gabbia nobile e dorata.



POESIA CAMPAGNOLA




Di Fabio Strinati


A Bruce Hunter



Un albero è frutto della terra. Le ore,

passano sotto i portici avvolti

nel silenzio e nella nebbia; là sotto,

c'è un cesto di vimini e un lenzuolo bianco

d'amore e di primavera. Piove a dirotto,

le strade sudano. I vicoli parlano

di storie antiche, lunghi gli anni

interminabili lasciano tracce

come temporali o lacrime disperse

in un volo d'ali: corrono le voci,

così la memoria, degli orti

benedetti e innamorati.



COUNTRYPOEM



To Bruce Hunter



Tree is the fruit of the earth. The hours

pass, under the arcades

enfolded in fog and silence; down there,

a wicker basket, and a sheet white

with love and Spring. With rain it's pelting1

the streets sweat. The alleys tell

olden stories, never-ending

the long years leave trails

as thunderstorms, or scattered tears

in a flying of wings: the voices run,

the memory likewise, of gardens

blessed and in love.



Traduzione di Angela D'Ambra.

Si ringraziano l'autore, Fabio Strinati, il poeta Bruce Hunter per i consigli, e il ghost editor.

1NdT: to pelt with rain = piovere a dirotto. It is pelting with rain è espressione idiomatica. Si sono invertiti i blocchi (With rain || it's pelting) al fine di produrre una rima in -ing con il successivo never-ending.