Repuote

Di Eugenio Cirese


Ottant'anne so tante a fa la conta 

e tante pe suffrirle; 

ma quande z'arraconta 

e sò passate, 

iè come fusse state nu salustre; 

na lampa e può lu scure. 

lu decive tu pure: 

-Eh, la vita che iè? 

Ciuciù, ciuciù, ciuciù 

Vuvu, vuvu. 

E può? 

Na iaperta de vocca e iè finite


TRADUZIONE:

Ottant'anni sono tanti a fare il conto/ e tanti per soffrirli; /ma quando si racconta/ e sono passati, / è come se fosse stato un lampo: / una fiammata e poi lo scuro. Lo dicevi tu pure:/ Eh, la vita che è?/ Ciuciù ciuciù ciuciù,/ vuvù vuvù./ E poi?/Un'apertura di bocca ed è finita.... 


TRATTO DA: Oggi domani ieri. Tutte le poesie in molisano, le musiche ed altri scritti, a cura di A.M. Cirese, Isernia, Marinelli, 1997.

Dopo averti dovuto dire addio

Di Daniele Cesarotti


La routineè una mortale garitta

in cui riscattare l'imperizia mia

respiro affondo e siedo

ricordo: c'è un passato di burro che

si affetta con un coltello di carta

dimentico:non ero mai nei tuoi minuti

mentre tu scorrevi tra i miei

metto da parte:trovo un filo di voce 

per dirti addio

Collocazioni geometriche

Di Daniele Cesarotti


In quella dimensione

tu stai salendo le scale

con il chiocco dei tacchi

che riverbera nell'ampio atrio,

apri la porta e saluti mamma,

poi schiudi la borsetta e la poggi

sul tavolo sfilando una sigaretta,

ti siedi nella panca del camino

e nell'attesa discorri

pausata col fumo in bocca.


Prendi un tondino di legno

che poggi nel cumulo ardente,

con le pinze disgreghi

quegl'infuocati blocchi,

si colorano le guance nel riflesso

delle rinnovate fiamme

ora impresse nelle tue iridi,

riponi la cicca spegnendola

sulla cocente ghisa nera.


Soffi via i cenerei fiocchi che

turbinano come coriandoli

adagiati sul tuo maglione,

così batti la mano sul petto

liberando il cotone caldo.


Arrivo dall'altra stanza

e ti bacio sulle labbra:

Com'è andata la giornata?


Bene, mi sei mancato.

Anche

tu.

Tutte le volte che non ti ho amato

Di Daniele Cesaretti


L'acerba frutta settembrina

i pomodorini secchi abbandonati

il bramito dei caprioli

qua sotto nei vicini campi

e il salnitro in cantina odora

del timido bagliore lunare che

penetra spicchiando la trapunta

le briciole del tavolo abitano il tavolo

il tuo maglione di ciniglia

indisturbato dorme sulla sedia

si culla una treccia d'aglio

nel chiarore della cucina opaca

la tazza vestita di calda ceramica

dove trova rifugio l'assopito filtro

enfio come le promesse riposte

nel fusiforme vaso cotto

tanti steli si curvano lì vinti

la polvere si compone soffice

tra gli scaffali levigati

alla stregua degli errori

tra minuti magramente imitati

il tappo di sughero digerito

dal gres rosso sul balcone

e la finestra parla con le stelle

sopra, là, altrove,

dove questo immenso cielo

resta

per tutte le volte che non ti ho amato.

POESIA 1

Di Valentina Casadei


Addolorata nella parola

nella convalescenza della luce

ridai alla cornice del capo

una parvenza di paradiso

aureole come aloni di sporco

e tutto vola

nel turbinio

del tuo soffio mesto

mentre Itaca è in fiamme

e attende corpi grondanti

che abbraccino le fiamme

e spengano il dolore dell'incendio

ATTRAVERSO

Di Yuri Ferrante


Ci sono anime sole

che viaggiano al buio

tra le persone

per non farsi del male.

Illudersi di essere come gli altri,

ma non c'è noia nella follia

e non si può fingere di essere Re

quando si balla come schiavi.

Tra vortici e silenzi

nei venti che passano tra i cementi,

forse un soffio ti sfiora a rivelare

che un tuo sorriso ha conseguenze.


PARALLELE SPORCHE

Di Yuri Ferrante


In te abita una luce,

la nascondi sottopelle

mi piacerebbe scoprire a cosa conduce.

Se rimane sempre accesa

o se si spegne quando il paese tace.

Ti abbandoni al suono dei torrenti

provando a oltrepassare i ponti,

si arriva all'altra riva

e trasciniamo il corpo,

lo stesso di prima.

Un lampadario di cristalli

in una sala degli specchi

o solamente un lume

al centro di una stanza?

Siamo parallele sporche

ci sfioriamo per sbaglio,

attimi distratti che non significano niente.

Il mio vagone segue il binario

fermate e gallerie, chiudo gli occhi

il bagliore della scia

passa a fianco, penetra il pensiero.

Abbasso il finestrino, credo per riflettere

non c'è che aria, sparata sulla faccia

a cancellare le domande, ne resta solo una.

Vorrei sapere

se sei felice.


              GUARDA

Di Claudio Spinosa


 

Guarda
proprio di fronte a te
puoi vedere un corpo in lacrime
di sangue invisibile
Sabbia increspata
e tormenti che vanno a colpi di maglietto 
Sono l’uomo asfalto bollente
il prossimo strato coprirà il mio.

POESIA 1

Di Enrico Papaccio



Si vien svegliando il piccolo uomo

all'aprir dell'occhi un grido di dolore

solo tenebre nei raggi del sole

quale tristezza incontrò in quel mondo 

paura fu il sentimento primo

rabbia il secondo


sconsolato li richiuse

giurandosi di riaprirli un giorno coraggioso


Si vien svegliando il piccolo uomo

nell'aprir dell'occhi un grido di dolore

solo tenebre nei raggi del sole

quale tristezza incontrò in quel mondo

paura fu il sentimento primo

rabbia il secondo

odio il terzo


Sconsolato li richiuse

giurandosi di riaprirli un giorno coraggioso


Si vien svegliando l'uomo

nell'aprir dell'occhi un grido di dolore

tenebre vi erano in quel mondo solo e povero

quale tristezza provò nell'osservarlo

paura fu il sentimento primo

rabbia il secondo

coraggio il terzo


POESIA 2

Di Enrico Papaccio



Il muro è freddo, inanimato. Ma egli vi si appoggia.

Le grida, i lamenti, un eco intollerabile.

Un ghigno appare sadico come moltiplicatore di sofferenza

  • Non lo fate - l'urlo silenzioso dell'anima
  • Non lo fate - e piange

Ricoperto di stracci, meschinamente umiliato, umano egli si rivolge alla risposta che non arriva

  • Non lo fate - urla senza emetter suono

L'uomo è freddo, inanimato. Ma il muro lo sostiene


POESIA 3

Di Enrico Papaccio



Una strana sensazione ingabbia la mia fiducia da pochi ma lunghissimi giorni.

E' la disperazione che a tonnellate soffoca senza permettere alla fiducia di riaffiorare;

Tutti a guardar male il mio realismo;

Tutti a finger di non vedere.

Eppure io lo so: so che siete voi i padroni di quella gabbia nobile e dorata.



POESIA CAMPAGNOLA




Di Fabio Strinati


A Bruce Hunter



Un albero è frutto della terra. Le ore,

passano sotto i portici avvolti

nel silenzio e nella nebbia; là sotto,

c'è un cesto di vimini e un lenzuolo bianco

d'amore e di primavera. Piove a dirotto,

le strade sudano. I vicoli parlano

di storie antiche, lunghi gli anni

interminabili lasciano tracce

come temporali o lacrime disperse

in un volo d'ali: corrono le voci,

così la memoria, degli orti

benedetti e innamorati.



COUNTRYPOEM



To Bruce Hunter



Tree is the fruit of the earth. The hours

pass, under the arcades

enfolded in fog and silence; down there,

a wicker basket, and a sheet white

with love and Spring. With rain it's pelting1

the streets sweat. The alleys tell

olden stories, never-ending

the long years leave trails

as thunderstorms, or scattered tears

in a flying of wings: the voices run,

the memory likewise, of gardens

blessed and in love.



Traduzione di Angela D'Ambra.

Si ringraziano l'autore, Fabio Strinati, il poeta Bruce Hunter per i consigli, e il ghost editor.

1NdT: to pelt with rain = piovere a dirotto. It is pelting with rain è espressione idiomatica. Si sono invertiti i blocchi (With rain || it's pelting) al fine di produrre una rima in -ing con il successivo never-ending.